Armi saudite a Monfalcone

Serracchiani: interrogazione su transito armi in porto

“Ho interrogato il ministro dell’Interno e il ministro dei Trasporti per capire cosa sta accadendo nei porti italiani, forse chiusi ai migranti ma molto aperti alle armi. È quello che è successo ad esempio nel porto di Monfalcone, dove la mancanza di informazioni ha fatto sì che i lavoratori e le organizzazioni sindacali non sapessero che una nave carica di armi aveva attraccato nel porto. Se sono mancate le informazioni è necessario che non accada più”. Lo afferma Debora Serracchiani, deputata del Partito democratico.

“In precedenza a Trieste era arrivato un carico di coltan – sottolinea Serrachiani -, anche in questo caso le informazioni sono mancate. Abbiamo chiesto come mai i porti vengano utilizzati per questo, senza le adeguate informazioni e senza, probabilmente, le adeguate misure di sicurezza”.

La deputata dem chiede “se norme specifiche e procedure da osservare per garantire la sicurezza dei lavoratori in casi del genere, con transito di materiali potenzialmente pericolosi, siano adeguate o da precisare, proprio al fine di evitare il ripetersi di episodi deplorevoli – si legge nell’interrogazione – e se ritengano i ministri che il controllo del traffico di merci sensibili, così come del transito di persone da e per le aree portuali – in specie a regime di Porto franco – sia sufficiente a garantire la sicurezze delle aree stesse e di quelle circostanti, nonché la sicurezza nazionale in genere”.

Il testo integrale dell’interrogazione depositata…

Al Ministro degli Interni / Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti / Al Ministro dell’Economia e delle Finanze
per sapere, premesso che:


dalle cronache di stampa nazionali e locali, si apprende dell’attracco nel porto di Monfalcone (GO) di Norderny, una nave cargo in transito carica di container contenenti 360 bazooka e 415 missili destinati all’Arabia Saudita, che sta conducendo un guerra in Yemen;


la suddetta nave Norderny, battende bandiera di Antigua e di proprietà dell’armatore tedesco Mib Shipping, avrebbe caricato le armi nel porto di Olvia, in Ucraina, per conto della Bahri Bollorè Logistics, una joint venture tra il gruppo francese Bollorè e la società parastatale Bahri;


lavoratori e sindacati si sono immediatamente allarmati e hanno denunciato la loro preoccupazione per la mancata informazione rispetto a questo arrivo in porto;


episodio analogo è avvenuto nei giorni scorsi nel porto di Genova, dove un’altra nave del gruppo Bahri avrebbe dovuto caricare otto cannoni semoventi Pesar sempre destinati alla guerra in Yemen, ma cui la presenza di un blocco pacifista ha ostacolato l’attracco;


nel caso di Genova tutte le autorità erano state informate del transito della nave e del relativo contenuto: dalla Prefettura di Genova, alla Guardia Costiera, alla polizia, che hanno proceduto con tutti i controlli del caso;


al contrario, a Monfalcone istituzioni locali e sindacati sono stati tenuti all’oscuro dell’arrivo della nave carica di armi e neppure le maestranze, che avrebbero dovuto operare in presenza di un carico potenzialmente pericoloso, erano state informate;


dalle dichiarazioni odierne a mezzo stampa, il Prefetto di Gorizia ammette che deve esserci stato un difetto di comunicazione con sindacati e soggetti istituzionali;


è recente l’episodio dell’arrivo al porto di Trieste di un carico di coltan dal Venezuela, nell’ambito di una vicenda dai contorni poco chiari e tutt’ora non chiusa;


se i Ministri in indirizzo possano assicurare che in nessun momento i lavoratori sono stati esposti a rischio;


se i sopracitati Ministri intendano chiarire dettagli, cause ed eventuali responsabilità del difetto di comunicazione di cui riferisce il Prefetto di Gorizia;


se norme specifiche e procedure da osservare per garantire la sicurezza dei lavoratori in casi del genere, con transito di materiali potenzialmente pericolosi, siano adeguate o da precisare, proprio al fine di evitare il ripetersi di episodi deplorevoli;
se ritengano i Ministri che il controllo del traffico di merci sensibili, così come del transito di persone da e per le aree portuali – in specie a regime di Porto franco – sia sufficiente a garantire la sicurezze delle aree stesse e di quelle circostanti, nonché la sicurezza nazionale in genere.