Grim: No a un dualismo anacronistico e dannoso tra Trieste e Friuli

di Antonella Grim

speciale quando unito copy

Credo sia indispensabile uscire da un dualismo anacronistico e dannoso, che per anni ha visto Trieste troppo spesso chiusa in uno “splendido isolamento” e il Friuli stretto nella fiera convinzione di essere qualcosa d’altro. Ne sono convinta, perché, pur nella consapevolezza delle tante, ricchissime, sfumature storiche, culturali e linguistiche che caratterizzano il nostro territorio, il Friuli Venezia Giulia è pur sempre una regione di poco più di un milione di abitanti, che deve iniziare a ragionare concretamente in termini di integrazione.

E’ attorno a questa parola, “integrazione”, che va appunto costruito il presente e il futuro della nostra regione. Integrare, in un’ottica di sistema, molte funzioni amministrative, porti e retroporti, reti di trasporto, enti e consorzi, strutture sanitarie, solo per citare alcuni esempi, significa creare un sistema pubblico più efficiente e meno costo, capace di rispondere meglio alle esigenze della collettività. Le riforme che la Giunta Serracchiani sta realizzando (su sanità, enti locali, Rilancimpresa) vanno in questa direzione: riorganizzano il sistema per rispondere meglio ai bisogni dei cittadini, e hanno il grande pregio di voler integrare i territori come mai prima.

E’ solo così, integrando, che saremo in grado di governare bene e che potremo riempire di senso quella Specialità regionale che qualcuno teme possa venirci “scippata” da Roma. Manterremo la Specialità regionale e l’autonomia solo se sapremo meritarcele. Negli ultimi anni chi è stato al governo del Friuli Venezia Giulia non ha saputo cogliere questa sfida, ha trattato con il Governo al ribasso e non ha dato anima e gambe, e nemmeno valore, alla nostra Specialità. Noi, al governo della Regione da meno di due anni, abbiamo invece impostato da subito un rapporto autorevole con Roma, e i risultati si vedono, a partire dall’avere rinegoziato gli accordi finanziari Stato-Regione.

E a Trieste? La lista dei risultati già centrati e di quelli che ci prepariamo a portare a segno presto è lunga: Ferriera, Silos, Magazzino vini, ex Ospedale miliare e, soprattutto, nuova governance del Porto e Porto Vecchio. E’ infatti grazie all’impegno del Pd, a tutti i livelli, che si stanno finalmente aprendo le porte di un città fantasma che potrà veramente dare nuove, entusiasmanti, opportunità alla nostra città e (a proposito di integrazione) anche al resto della regione. Voglio ricordare quanto detto dal sindaco Cosolini, che guida la giunta della quale anche io faccio parte, lo scorso sabato in occasione dell’evento su Trieste città europea: questa città riparte se sceglie di incoraggiare gli investimenti e di dare spazio e opportunità al talento, alla creatività e al dinamismo. Ecco, noi lo stiamo facendo: imprenditoria, scienza, arte, qui a Trieste stanno finalmente ritrovando, dopo anni, nuovo spazi, ascolto e terreno fertile.

Trieste, in quanto capoluogo regionale, deve diventare il punto di riferimento per il Friuli e l’Isontino, superando, una volta per tutte, il dualismo con il Friuli. E deve tornare a giocare di nuovo il suo ruolo di città europea. Un ruolo che le spetta, per storia, vocazione e posizione geopolitica, e che il Partito Democratico ha posto tra i suoi obiettivi, e che sta, con i fatti, traducendo in realtà.