Idee per il FVG e per il suo sistema economico

Shaurli: riflessione sulle categorie e il territorio

Da persona che ha maturato un’esperienza di amministrazione pubblica mi chiedo cosa un normale cittadino, un piccolo imprenditore o commerciante possa pensare del dibattito che si è acceso sulle rappresentanze industriali e, a caduta, sulle camere di commercio della nostra Regione. Lo dico con rispetto per le parti in causa, ma la prima impressione è da “teatro dell’assurdo”. Con il rischio o l’aggravante che al tessuto produttivo che lavora e produce questi giochi di potere interessino sempre meno.

A parole, tutti si schierano per una sola Confindustria regionale. Poi però partono i distinguo e così, visto che per ora con Udine non ci si piace,intanto si mettono assieme Trieste e Pordenone. Gli stessi che rivendicano una necessaria visione strategica regionale poi rilanciano le Camere di commercio provinciali. C’è chi rivendica successi e chi il rispetto delle regole, ma si fatica a capire quali saranno le ricadute positive e concrete per imprese e lavoratori.
In questo quadro, la Regione che mai come ora dovrebbe svolgere un ruolo di regia, anche alla luce dei dati non propriamente positivi della nostra economia,sembra rivendicare quasi con orgoglio di rimanere spettatrice. Posizione pilatesca quanto assurda, perché in teoria la maggioranza sta ragionando sul suo nuovo assetto degli enti locali, e in particolare sulla restaurazione delle province elettive. Se non ci prendiamo in giro,ciò avrà delle ricadute a ogni livello, con realtà associative,sindacati e rappresentanze che potrebbero tendere ad adeguarsi o comunque dovranno affrontare spinte in tal senso.
A fronte di una Regione che se ne lava le mani, svanite le promesse di inizio legislatura quando Fedriga annunciava di voler ottenere la competenza regionale in tema di ordinamento delle Camere di Commercio, non si può più tergiversare. Non si può più cedere ai campanilismi né procedere per percorsi graduali e per passi, come pure ho sempre creduto. Il Friuli Venezia Giulia,il suo sistema produttivo, ha bisogno di coraggio e decisioni. La politica non può trincerarsi dietro il “non è compito mio” ma deve rispondere a un’esigenza ora strategica, e dire con chiarezza che servono una Confindustria e una Camera di Commercio unica e per tutta la Regione .La crisi, le sfide internazionali che ci attendono, le scelte infrastrutturali e logistiche, la visione futura della nostra manifattura e della nostra capacità di ricerca ed innovazione hanno certo necessità di contemperare bisogni e vocazioni di territori diversi. Ma possiamo e dobbiamo farlo senza sacrificare per l’ennesima volta l’unità e la visione di prospettiva sull’altare di personalismi e protagonismi di cui, sono convinto, nel 2019 nessuno sente il bisogno.