Il Gioco del rispetto, tra falsità e bufere mediatiche: la parabola ascendente di un progetto innovativo e “normale”

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Misere strumentalizzazioni politiche. Bufere mediatiche. Storture della realtà molto pericolose: la vicenda ormai nota del Gioco del rispetto, per me, era iniziata così.

Poi, la svolta. Le nostre spiegazioni chiare, la fiducia in noi e nei nostri educatori, lo scoppio di una grande quanto fragile bolla, di un bluff, di una bufala: così è finita (fortunatamente) la vicenda.

E’ stata una parabola da incubo, ma per fortuna ascendente, quella che mi ha coinvolta nelle ultime due settimane. Tutto merito (o colpa, dipende dai punti di vista) del Gioco del rispetto, appunto. Un progetto innovativo, sano, meritevole, in cui il Comune di Trieste ha creduto, investito e che ha difeso con orgoglio da insensati e ingiustificati attacchi politici e da incomprensioni a vari livelli, che hanno messo in moto una macchina infernale di assurdità senza procedenti.

Lo dico con sincerità: è stato un brutto periodo. Come assessore all’Educazione del Comune di Trieste, ma anche come segretaria regionale del partito di governo in regione e in città, mi sono sentita allibita, sconcertata, inizialmente quasi disarmata davanti a questa bufera grondante di falsità. Una valanga, che raccoglieva bugie e strumentalizzazioni ingrossandosi ogni giorno di più e conquistando la ribalta mediatica nazionale e internazionale.

Personalmente, come amministratore e politico, ma soprattutto come persona, mi sono sentita ferita e offesa.

Sono contenta di averlo difeso da subito, il Gioco del rispetto. E mi assumo la responsabilità di averlo fatto per prima, rispondendo agli attacchi miserevoli di alcuni esponenti politici di centrodestra locali e nazionali che hanno dimostrato il vuoto cosmico del loro messaggio politico. L’ho fatto difendendo la bontà di un progetto che vuole promuovere la cultura di genere e il rispetto delle diversità di genere, la parità di opportunità tra bambine e bambini, tra uomini e donne.

Tutto, di questo gioco, è stato distorto. Nei primissimi giorni della settimana sono volate definizioni infamanti per chi lavora con bambini e famiglie: “porno”, “hard”, “osé”. Le fiabe e le tessere dei puzzle con cui si spiega ai più piccoli che anche papà può stirare e lavare i panni, e che mamma può ambire a pilotare un jet o diventare muratore, sono stati beceramente trasformati in “tentativi di confondere identità e generi”. L’uso di uno stetoscopio per misurare i cuoricini dei bambini è stato fatto passare per un ambiguo “gioco del dottore”. Si è parlato falsamente di “educazione sessuale” imposta a bimbi tra i tre e i sei anni. Che miseria. Che vergogna.

Parole gravissime, che piano piano però sono scomparse sotto il peso della verità, delle spiegazioni limpide, del sostegno espresso dai genitori, che hanno assistito alla prima presentazione del Gioco del rispetto in una scuola dell’infanzia e non hanno mosso alcuna obiezione. Hanno ascoltato e accettato, credendo nella capacità e nell’onestà dei nostri educatori più che alle stupidità di certe strumentalizzazioni.

Ho personalmente spiegato il “Gioco del rispetto” al quotidiano inglese The Guardian, all’Huffington Post Live USA, ai canali Rai nazionali. Assieme al sindaco Roberto Cosolini e al vicesindaco Fabiana Martini, abbiamo chiarito tutto, con fermezza, durante una conferenza stampa. Abbiamo parlato con i genitori, mantenendo salda quella alleanza con le famiglie che per me è assoluta priorità. Abbiamo spiegato che il progetto è stato creato da professionisti seri (l’associazione Laby, all’interno della quale si incrociano competenze educative e comunicative) e verrà messo in pratica, previa autorizzazione dei genitori, da educatori di esperienza pluriennale nelle scuole dell’infanzia comunali di Trieste. Abbiamo ricevuto il sostegno dei genitori su Facebook e Twitter. E anche da numerosi amministratoti di tutta Italia, che vogliono portare il Gioco del rispetto nelle loro scuole.

Insomma, abbiamo difeso il buon nome dell’Amministrazione comunale e delle nostre strutture educative. Abbiamo detto tutto. E ci siamo fatti capire. I politici che inizialmente avevano tentato di fare campagna elettorale sulla pelle dei bambini e delle famiglie hanno dovuto fare dietrofront.

Ora spero che questa vicenda finisca qui. E che si torni a una sana normalità, di rapporti, di contenuti, di toni e di linguaggio.

 

Antonella Grim, segretaria regionale Pd Fvg