La Lega proibisce i giornali sgraditi

Cisint censura Manifesto e Avvenire

Rojc e Serracchiani interrogano il premier Conte

“La decisione della sindaca leghista di Monfalcone di tagliare dai giornali disponibili presso la Biblioteca Comunale “Il Manifesto” e “Avvenire” è deplorevole e arbitraria, figlia di un clima sempre più pesante nei confronti della libertà di stampa e della pluralità dell’informazione che non possiamo tacere né sottovalutare. Pertanto abbiamo deciso di presentare immediatamente al Presidente del Consiglio Conte una interrogazione alla Camera e al Senato nella quale chiediamo di sapere sulla base di quali disposizioni è stato impedito ai cittadini di Monfalcone di poter usufruire delle due testate il cui abbonamento è stato sottoscritto come atto di donazione da parte dei cittadini al proprio comune”. Così le parlamentari del Pd, Debora Serracchiani e Tatjana Rojc.

Rojc e Serracchiani, a fronte dell’atto della sindaca Anna Cisint di Monfacone di impedire ai cittadini di poter comunque leggere i due quotidiani “tagliati” dal Comune, hanno giudicato inaccettabile questa “decisione inopinata, una vera e propria censura che è già stata stigmatizzata da un intellettuale di rango internazionale come Claudio Magris e dal presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna”.

“La sindaca Cisint – aggiungono le parlamentari del Pd – non è nuova a trovate inquietanti. Troppe violazioni della nostra Costituzione: ieri impedendo ai bambini, bengalesi in prevalenza, di andare a scuola causa il tetto fissato dalComune alla presenza di bimbi immigrati nelle classi e oggi impedendo la lettura di due quotidiani che rappresentano storicamente punti di vista molto diversi ma comunque non omologati. Noi non ci stiamo: questa violazione ripetuta della nostra Carta deve cessare. Al presidente Conte chiediamo di attivarsi, nel rispetto della Costituzione, affinché l’amministrazione comunale di Monfalcone ripristini la consultazione delle testate tagliate, consentendone la lettura a chi lo volesse. La libertà di informazione e di istruzione – concludono Serracchiani e Rojc – non si toccano. Tantomeno può farlo la Cisint”.