Narodni dom: 99 anni fa il rogo per mano fascista

Shaurli: nazionalismi o di revisionismi riaprono ferite

“Novantanove anni dovrebbero bastare a Trieste e a tutta la Regione per fare pace con il suo passato. Questo è il nostro auspicio, e questo è uno dei motivi per cui il Pd in queste terre si sente chiamato a un supplementare impegno, in favore del dialogo e dell’equilibrio. Un lavoro che ha visto giornate coronate dalla convinzione di aver fatto grandi passi avanti, come quelle vissute assieme dai presidenti Napolitano e Mattarella con Pahor sul Monte Santo, a Trieste, Gorizia, Doberdò. Altre volte invece abbiamo visto il preoccupante rinfocolarsi di nazionalismi o di revisionismi che riaprono ferite: vogliamo che questo anniversario sia un passo avanti”. Lo scrive il segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli, riflettendo in occasione della cerimonia in ricordo del rogo del Narodni dom, che si è svolta oggi a Trieste alla presenza del presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor.

Ben prima della Marcia su Roma e dell’ascesa di Mussolini al potere – ricorda Shaurli – una banda di squadristi con a capo Francesco Giunta dette alle fiamme il Narodni dom di Trieste, simbolo dell’ascesa economica e culturale della borghesia slovena e slava della Trieste emporiale e multiculturale. Il 13 luglio 1920 fu una notte di fuoco che non si limitò al prestigioso edificio progettato dall’architetto Max Fabiani, nell’odierna via Filzi. Durante la notte furono messi a soqquadro negozi, uffici, locali e persino qualche abitazione privata, che facevano capo agli sloveni. Quel 13 luglio rappresenta una pagina buia per la vita di Trieste. Gli stessi fascisti definirono quest’incendio ‘la forza del fascismo in ascesa’. Ebbe così inizio un quarto di secolo di persecuzioni nei confronti degli sloveni, con la italianizzazione forzata di nomi, cognomi, toponimi, deportazioni, carceri, esilio forzato di migliaia di persone, morti. Una terribile e vergognosa pagina della storia che dobbiamo ricordare“.

“Questa è un’occasione – scrive Shaurli – per far rivivere un pezzo della nostra storia in modo autentico, non come restaurazione ma come recupero, simbolica reintegrazione in centro città della comunità slovena, che da Trieste si irraggiò come da una capitale culturale ed economica. Rendere il Narodni dom agli sloveni – aggiunge l’esponente dem – come speriamo possa avvenire in armonia, significa donare a Trieste un pezzo di se stessa. Sta seguendo un percorso analogo il Narodni dom di San Giovanni. E’ fondamentale che vi sia convinzione trasversale su questo temi, anche se rivendichiamo con legittimo orgoglio quanto fatto dal centrosinistra”.
“Nell’attuale preoccupazione per il futuro, nello sforzo di tenere la rotta segnata dai valori costituzionali, ribadiamo l’impegno del Partito democratico per la loro concreta realizzazione. Tolleranza, convivenza, dialogo e rispetto: ecco – conclude Shaurli – qualcosa per cui vale la pena di lottare”.