Resistenza: non confondere vittime e nazifascisti

La senatrice Rojc tiene il discorso per i caduti di Terzo d’Aquileia


“Chi vorrebbe scambiare i ruoli tra le vittime innocenti e i nazifascisti, chi vuole tentare un revisionismo storico commette un peccato mortale non nei confronti nostri, ma nei confronti di milioni di morti. E’ la memoria storica a dover rappresentare le fondamenta del nostro futuro”. Lo ha detto la senatrice Tatjana Rojc (Pd), oggi a Terzo d’Aquileia (Udine) pronunciando il discorso celebrativo ufficiale per i 13 cittadini trucidati dalla truppe naziste il 28 aprile del 1945
Nel corso della cerimonia che è seguita alla S. Messa di suffragio per i Caduti nella Chiesa di San Martino e alla d’esposizione di una corona sul Monumento ai Caduti, hanno portato il loro saluto il sindaco di Terzo di Aquileia Michele Tibald e il presidente della locale sezione dell’A.N.P.I. Franco Zambon.


“In Europa dopo settanta e più anni – ha ammonito Rojc – c’è chi vuole cancellare questa memoria che è il valore fondante della nostra democrazia, della nostra libertà. Abbiamo dunque davvero svuotato di ogni significato i concetti di dittatura, di democrazia e di Libertà? Il percorso della ribellione al nazifascismo è stato dunque del tutto vano? La risposta può essere una sola: la libertà è una conquista nel cui contesto ci sono i carnefici e ci sono le vittime, i cui ruoli non possono essere scambiati in nessun caso e da nessuno”. 
Ripercorrendo gli eventi storici dell’aprile ’45, Rojc ha ricordato “questi tredici figli della nostra terra” che sono “soltanto un tassello dell’infinita serie di vittime che la violenza dell’ultimo conflitto mondiale ha disseminato nel nostro Paese e in Europa, e che si è accanita in modo particolare, fino alla fine e con crudeltà esacerbata, nella nostra Regione e nella Bassa Friulana”. 
Rojc ha elogiato “i giovani, le donne, gli uomini che decisero di dare il loro contributo alla Resistenza”, e ha richiamato il “dovere di far conoscere quella che è stata la nostra storia, la storia dei nostri genitori, dei nostri nonni, per non lasciare cadere nell’oblio la fonte stessa della nostra coscienza civile e di appartenenza”.