E’ vero: non possiamo rinunciare all’umanità per tre voti

profughi ungheria La notizia è di poche ore fa ed è di quelle che tolgono la parola. Una cinquantina di profughi trovati morti asfissiati in un Tir, abbandonato dal conducente sul bordo di un’autostrada. Come cani, si diceva una volta, forse ancora oggi. Senza aria, sotto li sole, senza acqua né cibo. Morti nel cassone di un camion guidato da un uomo che li ha parcheggiati e abbandonati per strada come merce scaduta. Ed è successo a due passi da noi, in Austria, nella civilissima Austria, che ormai, come noi e come molti altri Paesi europei, fa i conti con il dramma delle migrazioni lungo la rotta balcanica, quelle cha dal Medio Oriente porta i richiedenti asilo verso l’Europa. L’Europa questa volta sembra essere uscita da un letargo durato anni sul tema dell’immigrazione e dei richiedenti protezione internazionale. La cancelliera tedesca Merkel, noncurante delle contestazioni, apre le porte della Germania ai profughi siriani, superando i trattati di Dublino e invocando strategie europee finalmente efficaci. La Serbia chiede aiuto all’Ue, l’Ungheria innalza muri ed è in affanno. Il presidente della Commissione europea Juncker dice di non voler vivere in un’Europa che rialza barriere e filo spinato, ma di fatto poco si sta ancora facendo. Il motivo? Forse perché, sul problema, non esistono piani, strategie e soluzioni “europee”. Ricordiamo il rifiuto netto di alcuni Paesi del Nord Europa di accollarsi una parte del peso degli arrivi, solo poco tempo fa, davanti alle tragedie dei barconi nel Mediterraneo, come se il problema non fosse loro, ma solo italiano, o della Grecia. Ebbene, probabilmente i numeri e la violenza delle immagini che arrivano oggi dai Balcani, con queste carovane umane che si massacrano corpo e anima pur di avere dalla vita qualcosa di meglio, stanno rompendo l’illusione che il problema sia sempre e solo “altrove” o “altrui”. Il problema è NOSTRO. E’ un problema europeo, strutturale, epocale: va governato con la consapevolezza che non finirà oggi, né domani e che non basterà metterci qualche pezza. Tralascio qui la risposta alle solite, inutili, miserevoli, provocazioni della Lega Nord, che sul tema dei richiedenti asilo gioca la sua partita politica più grande, convinta che spaventare la gente sia il modo più semplice per guadagnare potere e consenso. Mi soffermo piuttosto sulla necessità, appunto, di trovare nuove strategie europee, di pensare finalmente con un testa unica e – fondamentale – di strutturare sempre meglio l’accoglienza di chi ha diritto – lo ricordo: è un diritto, non uno sfizio – di ricevere protezione internazionale. In Friuli Venezia Giulia lo stiamo facendo, con l’accoglienza diffusa che deve diventare sempre più diffusa: piccoli gruppi in ogni comune. Non c’è via di fuga dalla realtà: se io vivessi in Siria o in Libia e qualcuno mi perseguitasse, scapperei. Con ogni mezzo, in ogni modo, a ogni costo. E noi che siamo qui, dall’altra parte del Mediterraneo, dobbiamo chiederci quanto vale la politica che facciamo e cosa possiamo dare, anche a costo di trovare degli ostacoli. Scusate, ma è così, lo sappiamo e dobbiamo dirlo: la politica dell’accoglienza non paga, punisce, perché spaventa e allontana la gente. E’ un sentimento spesso involontario, quasi atavico, ma c’è, esiste. Ma, come ha detto il nostro premier e segretario nazionale Matteo Renzi l’altro giorno, non si può perdere l’umanità per tre voti. E ha ragione.   Antonella Grim Segretaria regionale Pd Fvg

Scampata la Grexit, ora l’Ue decida cosa fare da grande

grexit La tanto temuta Grexit, alla fine, fortunatamente non c’è stata. Si è trovato un accordo, un’intesa, un modo per permettere ad Atene di restare nell’Ue e nella zona euro e per evitare all’Europa di perdere la faccia e di venir meno ai suoi ideali, alla sua storia, alla sua mission. Io sono fermamente convinta che l’uscita della Grecia dall’Ue sarebbe stata una vera e propria sciagura per tutti, non solo finanziaria ed economica, ma soprattutto politica. A Bruxelles si è riusciti a recuperare consapevolezza politica, mediazione tra falchi e colombe e, soprattutto, un po' di ragionevolezza. Adesso però l'Europa deve decidere cosa fare da grande, giacché purtroppo non lo ha mai deciso. Non è ancora una unione politica compiuta, perché ad esempio non prevede trasferimenti fiscali fra i Paesi membri. Ma non è nemmeno un sano accordo economico perché non consente ai creditori di riconoscere che può essere nel loro interesse una concertata ristrutturazione dei debiti. Coniugare solidarietà e riforme, integrazione e responsabilità, infatti, non è pura velleità, ma priorità assoluta per l’Europa, che è schiacciata tra il peso degli Stati Uniti, della Russia di Putin e delle economie emergenti, e che quindi deve mantenere un ruolo politico ed economico forte, senza perdere “pezzi” per strada. La famosa terza via, quella che si infila tra rigore assoluto e mancanza di responsabilità, è possibile e necessaria. E’ a quella che dobbiamo puntare se vogliamo dare cuore e gambe a quell’Europa pensata dai nostri padri. Un’Europa che si dà delle regole e che le rispetta con serietà, ma che al tempo stesso non lascia indietro nessuno, perché lasciare indietro i più deboli significherebbe tagliare una parte di sé, probabilmente acciaccata, sicuramente in affanno, ma assolutamente indispensabile. Ecco, che la scampata Grexit sia un segnale, una lezione, da imparare bene, per evitare di ripetere gli stessi errori tra qualche tempo. E per andare avanti verso la creazione di veri e propri Stati uniti d’Europa: unione di popoli, oltre che di interessi economici, che vuole, ambisce, cerca con ogni mezzo di lasciarsi alle spalle il potere dei tecnocrati e apre le porte alla crescita. Noi, come Pd all’interno del gruppo S&D (che, come sappiamo, purtroppo non governa l’Ue), lo stiamo ribadendo come un mantra da tempo e dobbiamo continuare a battere i pugni sul tavolo, perché senza politiche di crescita non usciremo mai da quelle logiche del rigore tanto care alla Germania, ma che ben pochi vantaggi hanno portato al nostro continente, Grecia comprese, negli ultimi anni. Finché rimarremo prigionieri di logiche congiunturali, ogni soluzione sarà temporanea e insoddisfacente per una parte. Inoltre, è necessario che come  Partito socialista europeo ci facciamo portatori finalmente di una chiara proposta politica, per esempio rendendo più ambiziose e rafforzando due linee di sviluppo già esistenti: la liberalizzazione del mercato unico per i servizi e l'economia digitale e  il programma di investimenti pubblici per la ricostruzione delle infrastrutture e soprattutto per una rete di livello europeo per l'elettricità e il gas. Chiedendo un programma graduale per sostituire parte dei debiti dei Paesi membri con gli eurobond. Subordinando il tutto a riforme strutturali e a severe regole di bilancio. E per lanciare un programma politico che faccia anche della solidarietà e della crescita i suoi obiettivi fondanti, magari riformulando anche i trattati,  per farci sentire tutti finalmente parte di un’unica Europa federale.   Antonella Grim Segretaria regionale Pd Fvg

L’inutile spregiudicatezza della Lega e la sfida epocale delle migrazioni

profughi Lasciatemelo dire: la spregiudicatezza e la mancanza di pudore della Lega Nord sul tema dei richiedenti asilo ha raggiunto livelli intollerabili. L’intento di Salvini, Maroni e Fedriga è chiaro a tutti – raccogliere facile consenso alimentando paure e facendo leva sulle difficoltà della gente – ma se ciò significa prendersi gioco delle persone, spaccare il Paese, proporre inutili forme di ribellione contro lo Stato e i suoi rappresentanti, generare guerre tra Regioni e Comuni, e metterci in imbarazzo in Europa, allora sento di potermi dire veramente preoccupata. Preoccupata perché, purtroppo, Salvini e Fedriga lo sanno benissimo. Sono perfettamente consapevoli dell’illusione che stanno generando, ma continuano a tamburo battente ogni giorno, alzando continuamente l’asticella dello scontro, della provocazione, dell’offesa verso gli altri partiti e soprattutto verso il Pd e il Governo Renzi, che certo non sono responsabili dell’emergenza che oggi dobbiamo affrontare e che, piuttosto, stanno per la prima volta aprendo nuovi canali di discussione con l’Europa. L’ex ministro dell’Interno Maroni e il leader del Carroccio Salvini, con al seguito il fedelissimo Fedriga, si dicono pronti a bloccare le Prefetture e fare la guerra ai Comuni che rispettano le indicazioni dei commissari di Governo. Ma vi pare normale? Sensato? Praticabile? Io credo proprio di no, visto che in questo caso di parla di legge, di diritto e di competenze, che in materia di immigrazione spettano allo Stato e non alle Regioni. Roberto Maroni, che oggi evidentemente soffre di una grave forma di amnesia, dimentica di essere stato protagonista di quella firma dei famosi trattati di Dublino con i quali l’Italia si è sobbarcata sulle proprie spalle gran parte del peso dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Ed era stato sempre lo stesso ex capo del Viminale a invocare, nel 2011, la necessità da parte di tutte le Regioni di accogliere i profughi per ridurre l’impatto del loro arrivo sui territori. La presa di posizione della Lega risulta dunque ancora più grave: denota mancanza di senso delle Istituzioni e di solidarietà, anche tra i territori del nostro Paese. E’ pura demagogia, pura propaganda, che oggi non possiamo permetterci. La strada, nella gestione dei flussi, è una sola: coinvolgere l’Europa e continuare con li percorso dell’accoglienza diffusa sui territori. Per riuscirci dobbiamo essere credibili, compatti, uniti e consapevoli che questa è una sfida epocale che richiede una strategia complessiva a livello internazionale, che deve essere uno dei grandi obiettivi di questi anni, e avere ben saldi i valori della solidarietà che da sempre contraddistinguo il nostro Paese e la sua storia.   Antonella Grim, segretaria Pd Fvg      

Festa dell’Europa, tra sfide mancate e la ricerca di credibilità

festa Ue Pochi giorni fa, il 9 maggio, per me è stata un giorno di festa. E non lo dico per formalità, ma, da europeista quale sono, per vera, sincera e profonda convinzione. Sabato scorso abbiamo celebrato la Festa dell’Europa, anniversario della dichiarazione Schuman e momento di chiusura di quella tragica fase della nostra storia che si chiama Seconda Guerra Mondiale: Europa in ginocchio e 60 milioni di morti. L’8 maggio del 1945, 70 anni fa, la Germania nazista dichiarava infatti la resa incondizionata, la guerra finiva e l’Europa si scopriva cumulo di macerie ma sollevata, libera di aprire una fase nuova, di pace, benessere e speranza. L’Europa unita è nata sulla base di accordi commerciali ed economici, ma nel sogno di diventare una comune casa di popoli. Ci siamo riusciti? Sì. Ci siamo riusciti fino in fondo? No E per questo, proprio per questo, rischiamo oggi di tornare indietro, complice la crisi economica e l'instabilità geopolitica nelle terre che lambiscono l'Europa. E, lasciatemelo dire, questo sarebbe un errore imperdonabile. Due i fattori che mi spingono a vedere un po’ più cupo il futuro dell’Ue: la miopia di fronte al dramma dei richiedenti asilo, che l’Italia fino ad oggi ha gestito da sola, e la volontà del premier conservatore britannico David Cameron, riconfermato proprio ieri, di lanciare un referendum per far scegliere al popolo inglese se rimanere o meno nell’Ue. Che sia vero o che si tratti solo di una forzatura per permettere al Regno Unito di ottenere uno status particolare all’interno dell’Unione, non è ancora chiaro, però certo è che il tema scotta e mi preoccupa. Staremo a vedere, come staremo a vedere come finirà, in questi giorni, la partita dell’immigrazione e dei richiedenti asilo, sul quale si gioca molto della credibilità dell’Unione. Ma possiamo veramente celebrare l’ipocrisia dei festeggiamenti per la fine della Seconda Guerra Mondiale minacciando, nelle stesse ore, una possibile uscita dall’Europa, che è nata proprio dalla fine di quel conflitto? Personalmente credo di no. Dovremmo celebrare tutti l’Europa, ma con convinzione, non per dovere istituzionale o per formalità. Celebriamo questo straordinario sforzo collettivo che è frutto del sangue e delle fatiche dei nostri padri, e impegniamoci piuttosto tutti di più (molto di più) per migliorare l’Europa, pensandoci una comune casa di popoli e non una raccolta di interessi particolari che fingono di lottare per il bene collettivo.   Antonella Grim, segretaria regionale Pd Fvg    

Dalle stupidaggini di Salvini alla ricerca della nostra identità. Parliamo di Europa e di riforme

Di stupidaggini, da Matteo Salvini, ne sentiamo purtroppo molte. Tra le ultime, negli ultimi giorni:  “l’Europa è peggio di Mussolini, usa lo spread al posto dell’olio si ricino”. Cosa dire davanti a una frase del genere, che travalica la (legittima) contestazione politica ed entra in campi assai pericolosi? Di rigurgiti neofascisti, più che dalle parti di Bruxelles, se ne sono visti fin troppi qualche giorno fa a Roma in piazza del Popolo, proprio davanti e sulle stesso palco dal quale il leader della Lega Nord ha agitato gli animi. E’ sin troppo facile ricordare a Salvini che è proprio per evitare di far cadere ancora l’Europa nella brutalità dei totalitarismi che è nata l’Unione europea. E’ proprio sulle macerie di un continente agonizzante, massacrato dal nazifascismo, che ha preso forma un sistema sovranazionale che ha garantito, e ancora garantisce, pace, benessere, e libertà a tutti, Salvini compreso. La scorsa settimana, durante il mio intervento in Assemblea regionale, sono partita proprio da qui, dall’Europa. Mai come in questi mesi, infatti, all’interno del nostro partito, i dubbi sul chi siamo, in quali valori crediamo e dove stiamo andando, stanno agitando le diverse anime. Ecco, voglio partire dal fatto che, per rispondere alle domande – complesse – di cui sopra, non possiamo più prescindere dalla cittadinanza europea, ricordando le motivazioni culturali e storiche che ci hanno portato a iniziare questa straordinaria integrazione europea. In questo percorso, all'interno della comune casa europea, dovremo e potremo anche ritrovare le nostre radici di Paese. Ma l'Europa sta male, stenta a ritrovare una strategia efficace nel disordine globale, quindi una sua identità. Per superare questo impasse, dobbiamo far sì che l'Europa diventi una costruzione politica autenticamente federale: l'assenza  di un vero governo federale europeo ha fatto sì che l’Europa intervenga spesso tardi e male, senza riuscire a coordinare l'azione dei suoi Governi. I nostri obiettivi devono quindi essere due: mantenere salda la nostra appartenenza europea facendoci promotori, all'interno del PSE, di una visione che porti con forza a una governance politica dell’Europa, e che vada a cambiare la politica economica fino ad ora portata avanti. E poi costruire una cittadinanza europea, che diventi uno dei capisaldi attraverso cui rispondere alla domanda di prima, il “chi siamo, in che cosa crediamo, dove stiamo andando?”. In questo difficilissimo quadro europeo, da cui non possiamo più prescindere, come si pone il nostro Paese nella sua ricerca di identità e nel suo necessario percorso di modernizzazione? E, quindi, quali le responsabilità e le risposte del partito di maggioranza oggi al governo, il Partito Democratico? Stiamo cercando di ricostruire per il Paese una credibilità internazionale, persa a causa di vent'anni di esilaranti scenette da cabaret, e di conclamata incapacità di riformare il Paese, magari in anni nei quali bilanci più floridi ci avrebbero permesso scelte coraggiose ma socialmente più spendibili. Stiamo avviando, dopo anni di colpevoli, trasversali ritardi, un difficilissimo percorso di ammodernamento strutturale del Paese, che prima di tutto deve nascere da una scelta culturale di fondo delle nostre classi dirigenti: capire che i bisogni di questi anni richiedono l'abbandono delle tante, troppe, rendite di posizioni che ci contraddistinguono come Paese. Ritorno alla ricerca della nostra identità: a mio avviso, non sono cambiati gli ideali per i quali combattiamo, le priorità dell'essere partito di sinistra al governo. Dobbiamo solo cambiare il metodo della nostra azione politica e di governo. Solo così, rispondendo con efficacia ed efficienza, potremo uscire dalla palude di vent'anni di berlusconismo, da vent'anni di non scelte e di occasioni perdute. Solo così potremo sconfiggere i populismi e l'antipolitica. Questo è il senso della necessità di fare, presto e bene, le riforme, all'interno dell'irrinunciabile quadro europeo; questo il percorso anche della nostra regione, riaffermando il senso della nostra Specialità, usata fino ad ora poco e male, giocando semplicemente in difesa, attuando finalmente un'azione di governo riformista, corposa, lungimirante e veloce. Il lavoro che stiamo facendo, in Parlamento, in Consiglio regionale, sta dando attuazione a tanti obiettivi che fanno parte da anni del bagaglio culturale e politico del centrosinistra italiano, ne cito solo alcuni, la stabilizzazione dei precari, la decontribuzione per dare priorità alle assunzioni a tempo indeterminato, il bicameralismo, l'attenzione  alla scuola, le riforme costituzionali.   Antonella Grim, segretaria regionale Pd Fvg

Siamo tutti Charlie Hebdo

charlie hebdo 2 Il PD del Friuli Venezia Giulia manifesta ai francesi e in particolare ai familiari delle vittime il suo cordoglio per quanto avvenuto nella giornata di ieri a Parigi. Quanto avvenuto ieri a Charlie Hebdo ci riguarda tutti. Un attacco alla libertà di espressione è un attacco a ogni sincero democratico, un attacco a Parigi è un attacco a ogni cittadino europeo.
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Un partito progressista ed europeista non può temere le riforme

renzi assembleaDomenica ho partecipato all’Assemblea nazionale del Pd a Roma. E' stata un'assemblea propositiva, ricca di contenuti e di confronti aperti, anche aspri, che ci ha fornito numerosi stimoli e spunti per le sfide – cruciali – che ci attendono nelle prossime settimane. Sintetizzo e comprimo alcuni concetti in una frase: il Pd è una forza progressista e di sinistra che non può avere paura di realizzare le riforme, di cambiare, perché solo con i fatti e la buona politica possiamo combattere i populismi e ridare credibilità e onestà alla politica stessa. Non è solo una mia opinione, ma credo sia una lettura onesta e ragionevole della realtà. Parto proprio dalle parole pronunciate dal premier e segretario nazionale Matteo Renzi in assemblea, e dico che il Pd non può temere il cambiamento, non può bloccarsi di fronte alle riforme, per troppo tempo rincorse, ma mai veramente concretizzate fino in fondo, anche dallo stesso centrosinistra. Ripartiamo proprio dall’esperienza dell’Ulivo. Attingiamo con intelligenza da quel disegno riformatore e facciamo ciò che i cittadini di questo Paese hanno chiesto alla politica per decenni e che non siamo riusciti però a concretizzare fino ad ora: riformiamo l’Italia, rendiamola più moderna, più efficiente, più credibile e, soprattutto, più giusta. Perché è anche e soprattutto creando sviluppo, favorendo l’occupazione dei giovani, facilitando il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, riducendo e rendendo certi i tempi della giustizia – solo alcuni tra gli obiettivi di questo Governo - che si rende la nostra società più equa. E’ solo così che possiamo dare risposte concrete ai nostri concittadini, allontanando lo spettro degli estremismi e dei populismi, che trovano terreno fertile nelle falle e nelle sabbie mobili che a volte l'organizzazione del sistema democratico crea. Com’è evidente a tutti, la bolla “Grillo” si è già notevolmente sgonfiata, ed è prioritariamente merito del Partito democratico e delle azioni di questo Governo. Ora non dobbiamo fermarci, anzi, dobbiamo procedere velocemente e dare maggiore impulso al percorso riformatore, per dimostrare che siamo all’altezza delle sfide della contemporaneità, in primis a noi stessi. E poi anche all’Europa e soprattutto PER l'Europa, per la nostra idea di casa comune europea. Europa che adesso, dopo lo straordinario successo elettorale del Pd alle elezioni europee, e con il semestre italiano alla guida dell’Ue, deve cambiare passo: meno austerità, più crescita; meno vincoli, più investimenti; finalmente una Europa comune dei diritti e dei cittadini europei. Ecco, è questo il contributo forte dell’Italia al governo europeo in questi mesi. Ricordiamoci che Italia ed Europa procedono su binari paralleli: l’Ue ha bisogno di Italia e l’Italia ha bisogno di Ue. A questo proposito, sono felice di aver sentito finalmente parlare, sempre domenica in assemblea, in tanti interventi di Europa, spesso considerata, a sproposito, una parola dal sapore troppo lontano, ma invece vicina, vicinissima, al nostro tempo e alle nostre sfide. Anche questo finalmente un piccolo grande cambio di passo, di cui essere tutti orgogliosi. Antonella Grim Segretaria regionale Pd Fvg

De Monte e De Castro: mandiamo in Europa persone competenti per tutelare i nostri prodotti

 "L'agricoltura, in particolare la viticoltura, è uno straordinario strumento anti-crisi per il Fvg: come il turismo e la cultura, è uno dei pochi settori in continua crescita e non è delocalizzabile. La nostra regione ha grandi potenzialità e sta crescendo anche grazie all'Europa". Lo ha dichiarato oggi a Sgonico (Trieste) la senatrice e candidata del Pd alle elezioni europee Isabella De Monte durante un incontro pubblico sull'agricoltura e i prodotti tipici nell'azienda agricola di Stanko Milic assieme all'eurodeputato e presidente uscente della commissione Agricoltura Paolo De Castro, candidato del Pd alle elezioni europee, ai candidati a sindaco di Sgonico Monica Hrovatin, di San Dorligo della Valle Sandy Klun, di Monruoino Casimiro Cibi e di Savogna d'Isonzo Alenka Florenin, e alla vicesegretaria nazionale del Pd Debora Serracchiani.L'incontro pubblico di Sgonico ha chiuso una giornata di visite a numerose aziende agricole della regione per De Monte e De Castro, a Mortegliano (Udine), Buttrio (Udine) e Cormons (Gorizia).
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Grim: contro la crisi al Fvg serve voto utile

squadra Grim"L'unica risposta alla crisi e alla disoccupazione in Friuli Venezia Giulia è il voto utile. Non mandiamo in Europa i maestri dell'austerity e drappelli di matricole urlanti pronte a salire sui tetti e vendere aria fritta". E' l'appello lanciato dalla segretaria regionale del Pd Fvg Antonella Grim e da tutta la segreteria regionale del partito a pochi giorni dal voto per le elezioni amministrative ed europee.
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Stasera al Savoia convegno Pd su Trieste ed Europa

Oggi a Trieste, alle ore 18 all'Hotel Savoia Excelsior in Riva del Mandracchio 4 (sala Tergeste), il Pd Fvg organizza un incontro pubblico dal titolo "C'è un'Europa diversa da come l'avete conosciuta: Trieste dalla parte di Isabella De Monte", incentrato sui temi di maggiore rilievo per Trieste e il Friuli Venezia Giulia nella prospettiva del rinnovo delle istituzioni europee con il voto del 25 maggio.A introdurre l'incontro saranno il segretario del Pd di Trieste Štefan Čok e la segretaria regionale del Pd Fvg Antonella Grim. Seguiranno gli interventi del sindaco di Trieste Roberto Cosolini e del deputato democratico Ettore Rosato, mentre le conclusioni saranno affidate alla senatrice e candidata del Pd alle elezioni europee Isabella De Monte.
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