28 Dicembre 2018

Pd: Avanti con opposizione e ricostruzione

Shaurli: “È ora di accettare di aver perso”

La sfida del segretario regionale del Pd è rimettere in piedi il partito. Amministrative di primavera il primo obiettivo L’impressione, apparsa palese in Consiglio in queste prime settimane post nomina unitaria alla segreteria regionale, viene confermata dalle parole dell’intervista rilasciata al Messaggero Veneto: il Pd del Fvg si è scelto, per i prossimi anni, un condottiero molto più di lotta che di governo. Come d’altronde deve essere quando, praticamente ovunque, sei chiamato a fare opposizione e devi ricostruire in vista dei prossimi, determinanti, appuntamenti elettorali. Cristiano Shaurli è così: sia quando da uomo delle Valli parla chiaro e invita il suo partito ad accettare, finalmente, la batosta del 29 aprile, ma pure nel momento in cui sottolinea, con orgoglio, come quella dem sia una comunità viva e che per ritornare a competere va rimessa a ragionare attorno a un progetto comune. Shaurli, dopo la segretaria anonima di Antonella Grim e quella con più presenza di Salvatore Spitaleri, cosa ci dobbiamo aspettare dal suo mandato? «La mia deve essere una segreteria capace di rimettere in piedi il partito, ma con pure il dovere di costruire un progetto per il domani, una proposta che deve nascere dall’unitarietà con cui si è arrivati alla condivisione sul mio nome e da una seria opposizione alla destra a trazione leghista. Il tutto con alcuni obiettivi: le amministrative 2019 e 2021, fino alle Regionali 2023». A proposito di Comunali. Lo scorso anno, in provincia di Udine, non vi siete presentati in nessun Municipio con il proprio simbolo. Cosa farete nel 2019? «I territori e le comunità hanno la loro storia. L’importante è mantenere in vita l’anima e il dna del civismo di centrosinistra presente in centinaia di Comuni. Poi dipenderà anche dalla grandezza dei Municipi. Penso che, ad esempio, a Tolmezzo o Porcia ci presenteremo con il simbolo, mentre nei Comuni più piccoli salvaguarderemo le esperienze peculiari e locali». Passiamo in Regione. La sensazione, in Fvg, è che la luna di miele tra i cittadini e il centrodestra, e con Massimiliano Fedriga in particolare, sia sempre in atto. Corretto, oppure è soltanto un’impressione? «No, direi che il rapporto tra presidenza ed elettorato è ancora molto forte, ma qualche refolo di vento contrario comincia a soffiare. E non parlo soltanto del centrosinistra, quanto di strati sociali diversi tra loro. Ci sono i pensionati che si mobilitano per difendere il loro reddito, professionisti e artigiani preoccupati per il futuro incerto e gli imprenditori che vedono nella manovra di Bilancio nazionale, e per certi versi anche in quella regionale, una serie di segnali preoccupanti per tutto il Nord Italia. A noi spetta il compito di costruire un’alternativa partendo proprio da queste preoccupazioni». Non crede, però, che in Regione sia necessario un cambio di passo? Dall’esterno sembra quasi che parecchi di voi siano ancora in preda a una sorta di “vedovanza” causa perdita del ruolo passato… «In Consiglio dobbiamo capire, una volta per tutte, di aver perso. Il nostro dovere, adesso, è quello di mettere in mostra una dura e seria opposizione a Fedriga e al centrodestra. La maggioranza ha numeri schiaccianti, adesso vedremo se è in grado di governare. Fino a ora abbiamo assistito soltanto a opere di maquillage – come sulla sanità – o di distruzione – vedi le Uti -, ma dal 2019 Fedriga ci dovrà dire dove vorrà andare a parare. E noi dovremo essere pronti a reagire. Anzi, avviso già il governatore che se ha intenzione di tornare a Province elettive troverà, dalle nostre parti, un vero e proprio muro». Poi ci sarebbe anche da rivitalizzare il partito sui diversi territori… «Sì, la comunità del Pd deve riottenere la dignità di partecipazione alle scelte più importanti. Una partecipazione che non deve essere soltanto di facciata, ma vera e profonda per costruire un’alternativa valida a questa maggioranza. Credo tuttavia che sia arrivato anche il momento di tornare a fare formazione e di riaprire le scuole di partito. La classe dirigente del futuro deve tornare ad avere un minimo di competenza, e di gavetta, alle spalle: chi arriva in Consiglio regionale deve aver fatto almeno quello comunale». Non pensa che ai cittadini vada presentato anche un vero e proprio ricambio della classe dirigente del partito? «In questi anni le persone hanno dimostrato preoccupazione e rabbia e, lo testimoniano i numeri, hanno ritenuto che chi li ha amministrati non sia stato in grado di risolvere i loro problemi. Per cui, certo, ritengo ci sia la necessità di dare un segnale di discontinuità anche nelle facce che si mostrano in pubblico. Ma su questo sono fiducioso». Davvero? «Il Pd regionale, forse per la prima volta nella sua storia, non si è preoccupato dei tempi del congresso nazionale. Ha svolto il suo congresso in base alle proprie esigenze dimostrando una vera unità d’intenti e pure autonomia che, detto per inciso, si deve applicare, non basta dichiararsene seguaci». Ma secondo lei come andrà a finire a Roma? «Deve venire fuori un progetto di partito, di sviluppo e di Italia del futuro più che di ideali anche perché le categorie del passato sono state modificate profondamente. Mettiamola così: se pensiamo di rinchiuderci in un concetto di sinistra del ‘900 non andiamo da nessuna parte. Allo stesso tempo, poi, dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammettere che non bastiamo a noi stessi, ma che abbiamo la necessità di allargare il raggio d’azione a tutti coloro che guardano con paura al Governo gialloverde e, in prospettiva, a un centrodestra plasmato sul modello orbaniano. Con una postilla». Prego… «Il Pd era e resta fondamentale per costruire questo campo largo che ponga al centro una sinistra riformista, progressista e determinante per la tenuta del ceto medio di questo Paese». Scusi, ma quindi, alla fine, lei con chi sta al congresso nazionale? «Semplicemente sto fuori e attendo l’esito delle primarie. D’altronde avendo dimostrato in questa regione che è possibile trovare una scelta unitaria, schierarsi ufficialmente con uno o l’altro candidato in questo momento significherebbe smentire, e gettare alle ortiche, il processo, molto positivo, avviato in Fvg appena una manciata di mesi fa». (Intervista rilasciata a Mattia Pertoldi – Messaggero Veneto, 28 dicembre 2018)
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