“Irruzione” dei Cobas nella sede di Trieste

Ieri pomeriggio un gruppo di esponenti dei Cobas sono entrati nella sede Pd di Trieste per un’azione dimostrativa contro la riforma della scuola, una sorta di “irruzione” non autorizzata, non concordata e portata avanti nonostante l’assenza di referenti politici, ben chiarita sin dall’inizio dalla dipendente, sola, presente negli uffici. Un’azione inutile e fine a se stessa, che nulla ha a che fare con il confronto serio sul tema della scuola. Di seguito il comunicato del segretario del Pd di Trieste Nerio Nesladek.

“Il Partito democratico è sempre pronto a discutere su ogni argomento, ma nell’alveo del rispetto, del vivere civile e della legalità. Su temi importanti come la riforma della scuola auspichiamo meno blitz e più confronti civili, in luoghi concordati e con i toni adeguati”. Lo afferma il segretario del Pd di Trieste Nerio Nesladek dopo l’“irruzione” di un gruppo di esponenti dei Cobas nella sede del Pd di Trieste in via XXX Ottobre oggi pomeriggio.

Secondo Nesladek «i Cobas non hanno espresso alcuna volontà di confronto, facendo una solitaria e sterile azione dimostrativa sconfinante nell’illegalità, come può essere definito l’ingresso non autorizzato di un gruppo di persone all’interno di una sede di partito, con modalità piuttosto dubbie. La nostra sede – commenta Nesladek – è sempre aperta a tutti i cittadini, ma rimane uno spazio che non si può “occupare” senza chiedere permesso».

«Da chi è parte di associazioni che dovrebbero tutelare i lavoratori – commenta Nesladek – troviamo grave che, in assenza di referenti politici, si decida comunque di mettere in scena atti dimostrativi nella sede di un partito: non esiste forma di irruzione o occupazione che possa assumere i toni di un confronto serio e corretto.

Per parlare della riforma della scuola con il Pd sarebbe stato sufficiente concordare un incontro con una telefonata. Avrebbe potuto suggerirlo proprio uno dei partecipanti al “raid”: quell’esponente che solo pochi giorni prima era stato ricevuto dalla presidente Serracchiani per raccogliere la sua adesione a una campagna antiomofoba nella scuola.»

Trieste, 20 maggio 2015