L’Italia gioca in serie D con l’Ungheria

De Monte: Salvini e Di Maio spingono Italia verso il baratro. Calenda: giochiamo in serie D con l’Ungheria

“Salvini e Di Maio stanno spingendo l’Italia verso il baratro: dobbiamo mobilitarci contro chi alimenta ignoranza e disuguaglianze puntando sull’ assistenzialismo. Oggi i sondaggi ci dicono che il 20 per centro degli italiani è per la Italexit: è un dato spaventoso, un’ipotesi devastante, che Salvini e Di Maio alimentano senza scrupoli. La risposta alla crisi non è la chiusura, non è l’isolamento, ma il rilancio del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Servono investimenti e lavoro, infrastrutture e cultura, non assistenzialismo”.  Così l’europarlamentare del Pd candidata nel Nordest per la lista Pd-Siamo europei, oggi a Trieste assieme al capolista Carlo Calenda.

“Il primo modo di essere patriottici – ha detto Calenda – è fare il proprio dovere: Salvini vai a lavorare”.

“Qualcuno si occupi del Paese – è stato l’appello dell’ex ministro – perché assistiamo a discussioni ogni giorno più surreali come quella sui matrimoni misti, ma la verità è che l’Italia è uscita dal circuito dei grandi Paesi europei, giochiamo in serie “d” con l’Ungheria, che è grande come la Lombardia. Il Paese non e in sicurezza, ricordiamo che nell’ultima grande recessione che ha colpito l’Italia abbiamo perso il 25% della capacità manifatturiera”.

Quota 100 – ha spiegato Calenda – sono 33 miliardi di debito implicito per mandare in pensione 650mila persone. E la flat tax non è la soluzione alle diseguaglianze: Salvini che guadagna 140 mila euro l’anno ha la stessa aliquota fiscale di un operaio o di un poliziotto. Oggi il problema è la progressività”.

Parlando di politica estera, Calenda ha indicato che “l’Europa delle Nazioni è morta”. Nell’area di Visegrad “la Germania ci produce tutto il suo automotive” e “la Francia ci dà lezioni sulla Libia, ma è su questo che dovevamo essere duri, ed è adesso che bisognava richiamare l’ambasciatore, non per i gilet gialli”.

Sull’immigrazione, per Calenda, “se non avremo il coraggio di dire la verità, prevarranno gli altri. L’offerta deve essere di verità e trasparenza, una grande capacità di ascolto delle paure degli italiani. E invece non riusciamo a parlare di immigrazione, non diciamo né che tutti devono entrare, né che non devono entrare. Ma intanto si sa che la popolazione della Nigeria in pochi anni sarà superiore a quella dell’Europa”. E sugli episodi di Casal Bruciato ha aggiunto “è uno schifo”, precisando però che “sono 30 anni che in Italia si consente che nei campi rom i bambini siano mandati a chiedere l’elemosina”.

Per Calenda “non è che gli italiani siano razzisti, il grave è che escono dalle fogne quelli che prima ci stavano dentro perché pensano di essere legittimati a dire quello che vogliono”, e allora “bisogna distinguere quelli che stanno nelle fogne da quelli che hanno solo paura: se mettiamo tutti nello stesso calderone vince Salvini”.

Rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla Via della Seta e sul porto di Trieste, Calenda ha affermato che “il rapporto con la Cina deve essere molto equilibrato, è un partner commerciale molto importante, ed è importante attrarre merci e vendere prodotti”. Precisando che “ qui non si parla di questo”, Calenda ha spiegato che “la cosa importante è attrarre traffico e dare anche la possibilità di gestirne una porzione. In questo senso io sono perfettamente d’accordo”.

“Ho guidato le prime delegazioni in Cina tanti anni fa però sempre con un po’ di approccio muscolare, perché sono molto grandi e ogni cosa che diamo – ha concluso – deve avere una reciprocità”.

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