Piano del territorio FVG

Governo del territorio: la Regione riduce il ruolo dei Comuni

Il Friuli Venezia Giulia si prepara a cambiare profondamente il modo in cui vengono governate le trasformazioni del territorio. Il Disegno di legge 90 e il nuovo Piano di Governo del Territorio ridefiniscono competenze, strumenti e procedure della pianificazione e stabiliscono dove e da chi saranno assunte le decisioni strategiche dei prossimi anni.

Non si tratta di una semplice revisione delle norme urbanistiche. La riforma concentra nella Regione la componente strutturale e strategica della pianificazione di area vasta, mentre ai Comuni resta principalmente il livello operativo. Cambia così il peso riconosciuto ai sindaci e alle amministrazioni locali nella definizione degli obiettivi di lungo periodo dei propri territori.

Aggiornare il sistema di pianificazione può essere necessario. Questa riforma, però, è sbagliata: riduce l’autonomia dei Comuni senza costruire una strategia regionale sufficientemente chiara per industria, infrastrutture, montagna, servizi, rigenerazione urbana e adattamento climatico.

Territorio e sviluppo economico devono essere parte della stessa strategia

Il limite di fondo della riforma è la mancanza di un collegamento sufficientemente forte tra governo del territorio e strategia economica regionale. Il PGT non chiarisce quale struttura produttiva dovrà avere il Friuli Venezia Giulia nei prossimi vent’anni né come dovranno trasformarsi le aree industriali davanti alle transizioni tecnologica, energetica e produttiva.

Una riforma non può limitarsi a ridisegnare competenze, procedure e perimetri. Deve preparare i territori alla nuova economia, rigenerare le aree industriali esistenti prima di consumare nuovo suolo e considerare produzione, energia, digitale, logistica, infrastrutture e servizi come parti della stessa strategia.

Questo richiede anche un rapporto diverso tra Regione, area vasta e Comuni. La semplificazione non può diventare un semplice trasferimento di potere verso l’alto: i Comuni non sono un ostacolo alla pianificazione regionale, ma uno dei luoghi fondamentali nei quali quella pianificazione deve confrontarsi con i bisogni reali e diventare concreta.

La strategia passa dai Comuni alla Regione

La riforma affida alla Regione la componente strutturale della pianificazione, lasciando ai Comuni soprattutto le scelte operative. Il rischio è separare le decisioni di lungo periodo dalla conoscenza diretta dei territori e dai bisogni delle comunità.

Il coordinamento regionale è necessario sui temi di area vasta, ma non deve ridurre i Comuni a semplici esecutori. La pianificazione deve nascere da un confronto reale tra i diversi livelli istituzionali, non da decisioni già definite a monte.

I territori non si disegnano soltanto sulle mappe

Il PGT organizza il Friuli Venezia Giulia in sistemi territoriali che non sempre coincidono con le relazioni economiche, sociali e istituzionali costruite nel tempo. Perimetri stabiliti dall’alto rischiano di indebolire collaborazioni già esistenti tra Comuni e aree diverse della regione.

La pianificazione di area vasta deve partire dai territori reali: dai servizi condivisi, dalla mobilità, dalle attività produttive e dalle relazioni quotidiane tra le comunità. Questi legami non possono essere sostituiti da un semplice disegno amministrativo.

La montagna non è soltanto una destinazione turistica

Nel nuovo Piano la montagna viene letta soprattutto attraverso il turismo. È una prospettiva insufficiente per territori nei quali la priorità è garantire condizioni di vita adeguate a chi abita e lavora durante tutto l’anno.

Sanità, scuola, trasporti, connettività, casa e servizi di prossimità devono essere parte della pianificazione. Senza queste condizioni la montagna perde residenti e diventa progressivamente uno spazio destinato al consumo turistico, anziché un territorio vivo.

Le infrastrutture devono nascere dal confronto

Strade, ferrovie, porti, reti energetiche e logistiche producono conseguenze durature sul territorio. Per questo le grandi infrastrutture non possono essere collocate sulle mappe prima di un confronto sostanziale con i Comuni e con le comunità interessate.

Il punto non è opporsi alle opere necessarie, ma scegliere priorità, tracciati e funzioni sulla base di una strategia condivisa. Il coinvolgimento dei territori deve avvenire quando le decisioni possono ancora essere costruite, non soltanto dopo.

La fretta riduce la qualità delle decisioni

Una riforma destinata a incidere per molti anni richiede tempo, trasparenza e partecipazione. L’accelerazione impressa all’esame del Disegno di legge e del PGT restringe invece lo spazio per comprendere gli effetti delle nuove regole e raccogliere osservazioni puntuali.

Approfondire non significa rinviare ogni scelta. Significa evitare che una materia complessa venga decisa senza un confronto adeguato con amministratori, categorie, professionisti e territori.

La proposta del PD

Non vogliamo difendere semplicemente il sistema esistente. Proponiamo un modello nel quale la Regione coordini le scelte di area vasta e i Comuni partecipino pienamente alla definizione delle strategie che riguardano il loro territorio.

Serve un Piano capace di tenere insieme sviluppo economico, rigenerazione, tutela del suolo, adattamento climatico, servizi e cambiamenti demografici. Più coordinamento dove serve, non meno autonomia dove non serve toglierla.

Un’opposizione netta, dentro e fuori dal Consiglio regionale

Abbiamo espresso voto contrario in Commissione e porteremo la stessa posizione in Consiglio regionale. La Direzione regionale del Partito Democratico ha definito una linea unitaria di opposizione alla riforma e al nuovo PGT, fondata su un approfondimento politico e tecnico dei loro contenuti. Il contrasto proseguirà nelle istituzioni e nei territori, coinvolgendo sindaci, amministratori locali, circoli e comunità nelle conseguenze delle scelte proposte dalla Giunta. Vogliamo costruire una mobilitazione ampia, capace di far emergere le criticità della riforma e di impedire che decisioni destinate a incidere per molti anni sul Friuli Venezia Giulia vengano assunte senza un confronto adeguato.