Domenica votiamo sì e cambiamo l’Italia. In meglio.

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Carissimi,

manca ormai poco al referendum di domenica 4 dicembre, con il quale saremo chiamati a confermare o meno il testo di riforma costituzionale uscito da un lungo lavoro delle due Camere. E’ una grande opportunità per tutti noi cittadini di questo Paese, per essere costituenti, per dare un contributo fattivo al cambiamento dell’architettura istituzionale italiana.

Voterò convintamente sì e vi chiedo di fare altrettanto.
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Quando maltrattare un simbolo significa offendere un’intera comunità

 

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Negli ultimi giorni Trieste è stata protagonista, suo malgrado, di una brutta storia. Mi riferisco a tutta quella catena di gravi, quanto imbarazzanti, eventi che hanno fatto esplodere, a livello nazionale, il caso dello striscione in memoria di Giulio Regeni. Striscione che il Comune di Trieste ha rimosso dalla facciata del Municipio e che il giorno successivo ha fatto ritorno in piazza Unità, ma questa volta sul palazzo della Regione, per volontà della presidente Serracchiani.
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Basta un sì

Questa volta basta veramente un sì.

Ci sono voluti non anni, ma decenni, tentativi infiniti e richieste pervenute da tutto il mondo politico, centrosinistra in testa, per arrivare a una riforma, quella costituzionale, che cancellerà finalmente il bicameralismo perfetto anche in Italia, rendendo le nostre Istituzioni più efficienti. Il “sì” in questione è quello che chiediamo ai cittadini in ottobre, quando saranno chiamati a esprimersi per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale.
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La rinascita dopo il terremoto: dal Friuli una lezione preziosa per le sfide dell’oggi

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Il 6 maggio celebriamo il 40esimo anniversario del terremoto in Friuli. Momento drammatico e, allo stesso tempo, prezioso per la storia, il presente e il futuro di questa terra. Ciò che ferisce profondamente e, soprattutto, come e quanto si lotta per rimettersi in piedi dopo, non può che rimanere dentro e inciso sulla pelle di una comunità, rendendo quella comunità ciò che ancora oggi è. Il sisma in Friuli è stato catastrofico, devastante. Ha messo in ginocchio un intero territorio e posto una sfida che sembrava insormontabile. Ha distrutto quasi tutto: case, palazzi, scuole, strade, ospedali. Ma non è riuscito a intaccare le fondamenta di una comunità che nel suo patrimonio genetico aveva, e ancora ha, forza, rigore, tenacia, solidarietà, rispetto, umanità.


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Referendum sulle trivelle: scegliere il nostro futuro senza slogan e senza bluff

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Domenica prossima, 17 aprile, si terrà il referendum abrogativo sulla legge ambientale che regola le trivellazioni in Adriatico. La consultazione è stata richiesta da nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) e riguarda SOLAMENTE la durata delle concessioni già esistenti per esplorazioni e trivellazioni entro le 12 miglia marine dalla costa, per l’estrazione di gas naturale e petrolio.
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Primarie Trieste: un test anche per noi, da cui usciamo a testa alta e più forti di prima

Siamo un grande partito, sano e radicato sul territorio. Lo abbiamo dimostrato anche domenica, in occasione delle primarie per le comunali a Trieste, quando siamo stati in grado di coinvolgere migliaia di persone e chiamare ai seggi 6.870 cittadini, molti di più rispetto al 2010, quando i votanti furono 4.382. Da noi l’affluenza è cresciuta, e non poco, ed è un grande risultato, oltre che un segnale chiaro.
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Proviamo a salvarci, a Parigi

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Dopo gli attentati delle ultime settimane, espressioni come “minaccia per la nostra civiltà”, “pericolo”, “reagire”, “intervenire subito”, si moltiplicano e si susseguono ovunque. Ovviamente in questo caso il pericolo è rappresentato dal terrorismo, dall’Is. Purtroppo, però, esiste una minaccia meno visibile ed eclatante ma altrettanto grave, anzi, dati alla mano, potenzialmente catastrofica per la nostra stessa sopravvivenza, se non saremo in grado – questa volta sì – di reagire e agire convintamente e in modo sinergico a livello mondiale. Parliamo di clima e di cambiamenti climatici, di surriscaldamento globale, di inquinamento. Di tutto ciò che respiriamo, mangiamo, beviamo.
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Violenza sulle donne: combattere la malattia, non solo i sintomi

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Il viso sorridente di Valeria Solesin che illumina una tragedia. Le donne musulmane in piazza contro il terrorismo. Le tante madri con bimbi in braccio stipate nei barconi o incolonnate in marcia verso un’Europa di speranza. Sono tante le immagini di donne che ogni giorno rimbalzano sui media e che ci rimangono impresse nelle mente. Storie di donne, di dolore ma anche di forza, di impegno e di coraggio, che si incrociano con l’evolversi di una contemporaneità sempre più complessa.
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Difenderci dal terrore, restando noi stessi. E senza ipocrisia.

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Lo avevamo già capito dopo la strage di Charlie Hebdo e oggi ne abbiamo avuto la più atroce delle dimostrazioni: la faccia più crudele e brutalmente organizzata del terrorismo è capace di colpire nel cuore dell’Europa, per mano, tra l’altro, di giovani nuovi figli dell’Europa stessa.

La premessa, è evidente, è delle più drammatiche e complesse tra quelle che la storia ci pone davanti e alla quale dovremo saper rispondere nei tempi e nei modi giusti.

Gli attentati di Parigi, drammatica prosecuzione di uccisioni e stragi nel vicino Oriente, lasciano senza fiato. L’efferatezza delle uccisioni, la giovane età degli attentatori e delle vittime, l’infamia della violenza casuale contro innocenti inermi, indifesi e ignari spezzano il cuore e fanno paura. La condanna, come abbiamo già avuto modo di dire a caldo, è totale, così come la solidarietà e la vicinanza al popolo francese e alle famiglie delle vittime.

Gli ultimi quattro giorni sono stati il tempo del dolore, ma ora è il tempo delle decisioni, che l’Europa e le altre forze internazionali, a partire da Russia e Stati Uniti, stanno assumendo.

La strategia contro il terrore, e in particolare contro l’Is, deve essere chiara. Usciamo dalle ipocrisie. Ci sono delicatissimi rapporti geopolitici, interessi economici, equilibri mondiali che fino ad oggi hanno reso la lotta all’Is blanda e inefficace. Le spaccature dell’Islam al suo interno, l’ambiguità di molti Paesi tra i quali Turchia e Arabia Saudita, la contrapposizione tra i vecchi blocchi giocata attorno a Siria e Iraq. Ma dopo gli attacchi di Parigi le cose devono necessariamente cambiare, e stanno cambiando. Ci aspettiamo che l’Europa finalmente diventi grande, impari a parlare con una voce sola, sia capace di schiarirsi le idee in tema di politica estera e difesa, e di lotta al terrorismo. Un intervento contro l’Is sarà evidentemente inevitabile, come sta emergendo in queste ore anche a Bruxelles. Le forme, i modi e i tempi di un’azione, anche da parte italiana, sono ancora tutti la decidere. Ma, considerati anche alcuni evidenti errori passati, sarà bene definire prima in modo chiaro strategie e scenari, presenti e futuri, per evitare che invece della pace si alimenti nuova conflittualità

Oltre a questo però, va detto che l’educazione, la cultura e l’integrazione sono la risposta della quale non possiamo fare a meno: perché il nemico non sta più solamente dall’altra parte, ma sta anche dentro di noi. E difenderci (anche) da noi stessi è probabilmente la sfida più difficile del nostro tempo. Significa correggere gli errori del passato, cambiare rotta e prevenire.

Le banlieue francesi e il quartiere multietnico di Molenbeek a Bruxelles, dal quale sembrano provenire alcuni degli attentatori di Parigi, ci raccontano di un’Europa fatta anche di immigrati di seconda, terza e quarta generazione che non hanno voluto, forse non hanno potuto, integrarsi. Giovani che hanno vissuto così tanto ai margini da cadere nella rete della folle propaganda del Califfato, che irretisce, con modelli ideologici, religiosi e culturali, chi è fragile e non ha orecchie per sentire e godere di quegli stupefacenti valori che fanno grande l’Europa: la libertà, l’uguaglianza, la democrazia, i diritti, la tolleranza. Valori che ci rendono europei e che devono rimanere impressi nel passaporto dell’Ue. Tratti distintivi della nostra identità che sono così elevati, densi e potenti da renderci preparati e capaci di vincere la sfida dell’integrazione, sicuramente la più ambiziosa, ma anche l’unica possibile.

Dobbiamo continuare a essere tutto questo e, soprattutto, provare a non avere paura. Continuare ad andare allo stadio, ai concerti, nei locali, nei teatri. Perché esorcizzare la paura della morte con l’esercizio della quotidianità è l’arma più potente che noi cittadini abbiamo a disposizione.

Ai nostri concittadini di fede musulmana, che per la stragrande maggioranza sono integrati nella nostra società e lontanissimi dal mondo del fondamentalismo islamico, chiediamo un aiuto, un supporto, la collaborazione fattiva nel contrasto a un violenza che colpisce vittime alla cieca, senza distinzione di fede, in ogni angolo del mondo.

E a chi, anche in questi giorni, semina odio e sospetto, non possiamo che chiedere di smetterla di giocare con la paura della gente. E’ infatti evidente e doveroso continuare a tenere alta la guardia e mettere in campo ogni mezzo possibile per evitare l’eventuale infiltrazione di criminali attraverso i nostri confini. Ma associare i terroristi ai profughi che fuggono proprio da quei terroristi, dall’Is, è veramente odioso, falso, pericoloso.

A quanti, a partire da alcun esponenti della Lega, chiedono di non essere definiti sciacalli, con franchezza diciamo, allora, di stare zitti o cambiare decisamente registro.

 

Antonella Grim, Segretaria regionale Pd Fvg

Salvatore Spitaleri, Presidente dell’Assemblea Pd Fvg

Giuliano Cescutti, Segretario provinciale Pd Pordenone

Nerio Nesladek, Segretario provinciale Pd Trieste

Massimiliano Pozzo, Segretario provinciale Pd Udine

Marco Rossi, Segretario provinciale Pd Gorizia

 

 

Profugo in famiglia: chi governa deve provare a dare nuove risposte

Migrants pass through Macedonia on their way to EU countries

Molto rumore si sta facendo attorno al progetto che Prefettura di Trieste, Comune, Caritas e Ics hanno avviato per favorire l’accoglienza di uno o più richiedenti asilo nella famiglie, facilitandone così l’inclusione sociale, in cambio di un contributo economico di 400 euro mensili.

Per rispondere alle solite strumentalizzazioni di parte dell’opposizione: non è buonismo, non è una forzatura e non è una provocazione. E’ semplicemente un contributo, il tentativo di dare una risposta sul territorio a un problema enorme, epocale e senza precedenti com’è quello delle migrazioni da teatri di guerra come Siria e Afghanistan.

Gestire l’arrivo di decine di migliaia di persone che premono ai nostri confini è una sfida così difficile che diventa necessario mettere in campo ogni mezzo e strumento possibile: dall’adozione di una rinnovata visione strategica di medio e lungo periodo, che includa nuovi rapporti con i Paesi di provenienza dei migranti, fino ai territori, è doveroso pensare a forme nuove di gestione degli arrivi. CHI AMMINISTRA I TERRITORI DEVE TROVARE NUOVI MODI, SERI E CONCRETI, PER AFFRONTARE IL PROBLEMA.

Sul fronte internazionale molte cose si stanno muovendo, anche grazie al ritrovato ruolo dell’Italia in questo campo. Il vertice di Malta, conclusosi ieri, ha definito una nuova cornice per la collaborazione con la Turchia e l’Africa. E’ stato stanziato un fondo per finanziare i Paesi africani da cui partono e transitano migliaia di migranti, affinché si selezionino i profughi con diritto di asilo, si riaccettino i migranti rimpatriati dall’Ue e si combattano i trafficanti di persone. FINALMENTE L’EUROPA STA RAGIONANDO E METTENDO IN CAMPO UNA STRATEGIA, UNA VISIONE, IN TEMA DI MIGRAZIONE. E QUESTO E’ ANCHE MERITO DELL’ITALIA.

Di lavoro da fare ce n’è ancora molto, ovviamente, a partire dalla suddivisione delle quote di richiedenti asilo tra i Paesi membri: su questo bisogna fare di più e più velocemente.

Se a livello internazionale molto su muove, come organizzarsi nel frattempo sui territori per accogliere i rifugiati? Non si può di certo stare con le mani in mano, ma bisogna agire.

Per questo a Trieste il Comune ha lanciato questo nuovo progetto, appunto, che non è certamente la soluzione definitiva al problema, ma vuole dare un contributo.

Il progetto ha importanti risvolti sociali e benefici economici per tutti: SI DIMINUISCE IL COSTO DELL’ACCOGLIENZA. Per ogni profugo ospitato in una famiglia la spesa giornaliera per la sua accoglienza scende da 35 a 28 euro al giorno.

Nessuno vuole chiedere ovviamente alle famiglie di sostituirsi alle Istituzioni, ma con questa iniziativa si dà la possibilità, alle persone che lo desiderano, di offrire il proprio contributo.

La storia e gli esempi sbagliati (vedi le periferie francesi) ci insegnano che la ghettizzazione, la marginalizzazione e l’esclusione sociale spingono verso il rifiuto dell’altro, la diffidenza, spesso anche verso la violenza e la delinquenza. Ecco perché ogni tentativo di favorire l’inclusione sociale, la vicinanza e la conoscenza reciproca, come vuole questo progetto, è ben accetto.

I flussi migratori non si gestiscono di certo solo con la forza, ma anche e soprattutto con controlli corretti, un’organizzazione efficiente e solidarietà.

 

Antonella Grim

Segretaria regionale Pd Fvg