Bambini discriminati: Giorgi tra il vergognoso e il ridicolo, si dimetta

 

“Il comportamento dell’assessore Giorgi è a metà tra il ridicolo e il vergognoso. Ci chiediamo come pensa funzioni la selezione dei bimbi destinatari dei regali: chiederanno un documento o gli esami del sangue a garanzia della loro italianità?”. Lo affermano i consiglieri comunali del Pd di Trieste, commentando la decisione del Comune di organizzare assieme a un’associazione, in occasione dell’Epifania, un’iniziativa per regalare giochi usati ai bambini meno fortunati, ma solo se italiani, e aggiungendo che “l’assessore dovrebbe dimettersi”.

 

Secondo i consiglieri democratici “in un post su Facebook, rimosso dopo la valanga di polemiche ma letto da molte persone, l’assessore Lorenzo Giorgi ha lodato l’iniziativa, evidenziando addirittura con carattere maiuscolo la parola “italiani”, quale caratteristica necessaria per i bambini per poter ricevere i regali della Befana. Se non ci fossero di mezzo dei minori e un atteggiamento grave, perché fortemente discriminatorio – commentano – ci sarebbe da ridere. Ma purtroppo, in questo ennesimo siparietto dell’assessore, non c’è nulla di divertente”.

 

“La partecipazione a questa iniziativa – sottolineano i consiglieri Pd – è in totale e palese contrasto non solo con la nostra Costituzione, ma anche con lo Statuto del Comune, dove si legge che l’ente rappresenta unitariamente la popolazione residente sul suo territorio e impronta la sua attività amministrativa nel rispetto delle diverse sue componenti etniche, religiose e culturali, promuovendo l’integrazione sociale della sua popolazione. Ed è grave da un punto di vista politico e istituzionale. E’ una scelta che ha il sapore della discriminazione profonda, reso ancora più amaro dal fatto che siano coinvolti dei bambini, anche in condizioni fragili”.

 

“Sindaco e assessore rappresentano tutti. Siamo sgomenti – concludono – davanti alla strumentalizzazione di un progetto di beneficienza e per l’irresponsabilità di amministratori che continuano ad alimentare a parole e con gesti un clima di tensione sociale in una fase storica particolarmente delicata”.