8 Settembre 2021

Patto Stato-Fvg: priorità investimenti e sviluppo

IL CONTRIBUTO DI SPITALERI PUBBLICATO SUL “PICCOLO”

La ripresa dell’attività politico-amministrativa della Giunta Regionale di questi giorni ha evidenziato uno dei temi di agenda delle prossime settimane: l’aggiornamento del patto tra Stato e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in relazione al contributo al risanamento del bilancio nazionale.
Si tratta dei famosi patti che hanno via via preso il nome dai rispettivi ministri dell’economia e presidenti regionali. Ora, dopo il patto Fedriga/Tria, durante il governo gialloverde, siamo ad un nuovo auspicato patto Fedriga/Franco.
Fino all’ultima edizione, il tema di discussione era il quanto dovesse “uscire” dalle casse regionali, per tentare di mantenere il nostro bilancio statale nei famosi equilibri: questo ha sempre scatenato una inutile garetta a quale presidente fosse più bravo o più amico del governo nazionale pro tempore.
Oggi lo scenario che si pone è radicalmente diverso. Non perché non ci si debba più curare degli equilibri di bilancio (tutto ciò che ora spendiamo male è debito per i nostri figli e nipoti), ma perché l’intervento dell’Europa con i fondi per il PNRR, il dibattito sul nuovo patto di stabilità europeo (ora sospeso) e la possibilità di attingere a risorse per investimenti strategici disegnano prospettive assolutamente nuove.
Poi, c’è un piano più politico rappresentato dalla novità del Governo Draghi, non solo per la statura istituzionale del presidente del Consiglio: è un governo politico, ma non di schieramento, avendo al suo interno forze politiche che, nella proiezione regionale, si trovano in maggioranza ed in opposizione.
Questo complesso intreccio di fattori interni ed esterni, di congiunture e di prospettive, rende la discussione sul patto uno snodo centrale per il futuro della specialità e un’occasione straordinaria per evitare la logica delle bandierine (province elettive e competenze sulla sicurezza, tanto per rimanere in tema) e invece spostare tutta l’attenzione su investimenti e competenze per lo sviluppo della regione.
Si tratta ora di scrivere la piattaforma regionale per la trattativa.
Un esempio su tutti: il tema alta velocità lungo l’asse est ovest (da Trieste a Venezia per intenderci). Non è stata appostato dalle Ferrovie, non trova spazio nel PNRR (perché non è cantierabile), ma nulla vieta che sia oggetto di negoziazione, sotto forma di contributo regionale allo sviluppo del sistema nazionale di mobilità.
Un secondo esempio attiene il tema delle competenze: abbiamo necessità di accompagnare lo sviluppo della piattaforma logistica, che si sta ampliando attorno al Porto di Trieste, ed il sistema delle imprese regionali, con alcune competenze in materia di commercio estero. Così si può agevolare la potenzialità sia verso l’export che per l’insediamento di nuovi investitori in regione.
Quello che serve nella discussione del nuovo Patto è un cambiamento di logica e di prospettiva, dove il contributo al risanamento non avvenga semplicemente per cassa, ma attraverso investimenti e sviluppo regionale: avere un PIL regionale che cresce è funzionale anche al futuro equilibrio dei conti nazionali.
Tutto questo si può fare evitando bandiere ideologiche o a mero uso e consumo della propria parte politica e aprendo, in poche settimane, un confronto tra forze politiche, sociali, culturali della nostra regione.

Il Piccolo, 8 settembre 2021
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