Pawel Adamowicsz, un martire dei nostri tempi

Shaurli: guardare in faccia al pericolo che tornino violenza e intolleranza

Pawel Adamowicsz, sindaco di Danzica

No non è Battisti. Quando si arresta un assassino latitante bisogna semplicemente esserne contenti, ringraziare chi l’ha arrestato e sperare riesca a fare altrettanto con terroristi, mafiosi e delinquenti ancora liberi. Battisti era un relitto degli “Anni di piombo”, che però furono sconfitti prima di tutto dalle Istituzioni, da partiti che seppero capire che in gioco c’era qualcosa di più importante del consenso di parte, dal sindacato, dai giornalisti, dagli insegnanti, dalle forze dell’ordine che versarono il loro sangue e, quando è stato necessario, hanno affrontato manifestazioni e contestazioni ostili.
Questo è Pawel Adamowicsz, il sindaco di Danzica che ieri è stato accoltellato a morte sul palco di una manifestazione di beneficenza.

Era uno dei principali oppositori del Governo polacco, e questo sicuramente non c’entra niente con la sua morte, lo dico senza alcuna ironia.
Ma mi ha colpito come un pugno allo stomaco, che l’attentatore abbia potuto a lungo farneticare dal palco con il sindaco agonizzante a terra senza che nessuno intervenisse.
Io voglio credere che non sia scomparso il senso delle Istituzioni che 40 anni fa ci ha fatto vincere il terrorismo, che ci sia ancora una statura morale ed civile nella politica. Perché solo la volontà di abbandonare tifoserie e interessi di parte può ridare alla politica, all’impegno sincero delle persone nella cosa pubblica, la forza di non girare la testa dall’altra parte e di guardare in faccia al pericolo che violenza e intolleranza tornino a dettare l’agenda in Italia ed Europa.
Anche per questo Pawel Adamowicsz è un martire dei nostri tempi, della libertà e della democrazia.

Cristiano Shaurli