7 Marzo 2009

La mozione del PD sull’assegno di disoccupazione

La mozione del PD sull’assegno di disoccupazione

Il testo integrale

La Camera/ Il Senato,


premesso che

la crisi economica internazionale, come ampiamente previsto, da mesi sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro paese. Gli ultimi dati, recentemente resi noti dal Servizio studi della Confindustria, configurano il 2009 e il 2010 come due anni di recessione con conseguente tracollo dei posti di lavoro: secondo gli stessi dati nell’anno in corso saranno 600 mila i lavoratori che perderanno il posto di lavoro e la disoccupazione salirà al 8,4%. Solo nel mese di dicembre 2008, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria da parte delle aziende, ha conosciuto un incremento pari al 526% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Dati questi che prefigurano un anno particolarmente nero per l’occupazione italiana;

in questo quadro, già di per sé abbastanza fosco, si inserisce il problema dei lavori con contratto a termine, i lavoratori cosiddetti precari, che nel nostro paese riguarda un lavoratore su 8. Un fenomeno molto vasto ed in costante crescita: il lavoratore atipico è molto più frequente nel Sud del paese, ma avanza anche nelle regioni del Nord: secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre i lavoratori precari in Italia ammontano a 2 milioni 812 mila, circa il 12 per cento degli occupati. Negli ultimi cinque anni, il lavoro precario nel Nord è aumentato del 17 per cento, – contro un modesto 3,1 per cento di contratti a tempo indeterminato – con punte, però del 24,6 per cento solo nel Nord-est;

si tratta di migliaia di lavoratori privi di tutele, che saranno i primi a pagare gli effetti della crisi economica. Si stima che sono circa 305 mila i contratti scaduti solo al 31 dicembre 2008 ai quali il decreto del governo, il cosiddetto “sostegno all’economia”, ha previsto un sussidio poco più che simbolico e comunque non ancora operativo, pari al 10 per cento sull’ultima retribuzione. Inoltre, la platea dei precari che beneficerà delle norme contenute nel decreto, non sarà superiore al dieci per cento del totale dei lavoratori precari. Mentre, in un recente studio pubblicato dall’Università la Sapienza di Roma, si calcola che siano oltre 800 mila gli atipici a “rischio precarietà”, vale a dire con un solo contratto e un solo committente;

a fronte di questa situazione le misure predisposte dal Governo si sono rilevate totalmente inefficaci a contrastare la profonda crisi in atto. Gli stanziamenti previsti e la platea alla quale si riferiscono i benefici, in particolare del decreto 185/2008, appaiono sottostimati e totalmente inadeguati a far fronte alla grave crisi economica ed occupazionale che sta già investendo il nostro paese e che perdurerà almeno per i prossimi due anni. Per di più, con il decreto-legge 112/2008, convertito con la legge 133/2008, è stato abolito il processo di stabilizzazione del personale precario avviato con le due leggi finanziarie del Governo Prodi, e ciò determinerà la perdita di lavoro di oltre 60 mila lavoratori precari della pubblica amministrazione e della scuola;

a distanza di pochi mesi, si evidenzia tutta la fondatezza delle critiche mosse dal PD alle misure del Governo che hanno distolto ingenti risorse per interventi inefficaci o iniqui come l’eliminazione dell’ l’Ici o la detassazione degli straordinari. Una misura, quest’ultima, assolutamente inappropriata perchè in un momento di crisi economica e di rischio occupazionale gli straordinari sicuramente non sono una misura alla quale ricorrono le aziende in difficoltà. Queste risorse avrebbero potuto invece essere indirizzate verso gli ammortizzatori sociali, vera e propria emergenza dell’anno in corso;

manca, a tutt’oggi, una strategia condivisa di sostegno all’occupazione, così come non è stata data attuazione ad un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali, secondo le linee guida concordate tra Governo e parti sociali, con il Protocollo del 23 luglio 2007;

in questo quadro gli interventi proposti dal Governo sono tardivi ed ancora una volta inefficaci: anche l’accordo recentemente raggiunto con le Regioni non si propone di avviare la riforma degli ammortizzatori sociali, cosa che è diventata urgente, ma si limita ad intervenire sui vecchi strumenti, aumentando le risorse sulla cassa integrazione in deroga;

appare necessario approntare, con strumenti eccezionali, misure che assicurino forme di tutela economica, tramite un assegno mensile di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento della retribuzione percepita ogni mese nell’ultimo anno lavorativo, per quei lavoratori che, in caso di licenziamento, fino ad ora risultano esclusi dall’accesso agli ammortizzatori sociali, vale a dire: i lavoratori a tempo determinato e indeterminato appartenenti ai settori ed alle imprese che non risultano destinatari di alcun trattamento di integrazione salariale, i dipendenti da imprese nel settore artigiano; gli apprendisti; i titolari di partita Iva, in regime di monocommittenza, con un reddito inferiore ad una determinata soglia; i soggetti iscritti alla gestione separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;

in coerenza con tale impostazione il Partito Democratico ha già avanzato precise proposte, sia in occasione dell’esame del citato decreto-legge 185/2008, sia con appositi progetti di legge volti ad assicurare l’estensione delle misure di sostegno del reddito dei lavoratori esclusi dall’applicazione degli strumenti previsti in materia di ammortizzatori sociali. Al Senato il 14 ottobre 2008 a firma Finocchiaro, Treu e altri, alla Camera il 23 gennaio 2009 a firma Damiano e altri;

gli interventi previsti nel Protocollo tra Governo Regioni e Province Autonome del 12 Febbraio 2009 riguardano esclusivamente i lavoratori coinvolti in trattamenti in deroga ai sensi dell’art. 19, comma 8 del D.L. 185/2008 convertito con modificazioni dalla Legge n. 2 del 2009 e che quindi escludono i soggetti iscritti alla gestione separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335;


gli effetti della crisi economica non possono essere fatti gravare esclusivamente sui lavoratori ed in particolare sui lavoratori più deboli, quali risultano i lavoratori precari e i lavoratori delle imprese artigiane e delle piccole imprese industriali;

le misure di sostegno al reddito dei disoccupati sono uno strumento di giustizia sociale e insieme di sostegno ai consumi e alla domanda che contribuirà al rilancio dell’economia;


impegna il Governo

ad adottare, entro il 31 marzo, misure volte ad assicurare per l’anno 2009 forme di sostegno del reddito, attraverso l’istituzione di un assegno mensile di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento della retribuzione percepita ogni mese nell’ultimo anno lavorativo, per tutti quei lavoratori attualmente esclusi dall’accesso agli strumenti previsti dal sistema di ammortizzatori sociali e che hanno perso il posto di lavoro dal 01 settembre 2008;

ad estendere a tutti i lavoratori le tutele della cassa integrazione previste nei casi di crisi temporanea e di sospensione del lavoro. Oggi i dipendenti delle piccole imprese e i precari sono largamente privi di tutela, con la conseguenza che anche crisi temporanee hanno effetti sociali gravi, lasciano senza reddito i lavoratori e costringono spesso le imprese a licenziare i dipendenti, disperdendo così risorse umane preziose, necessarie per la futura ripresa;

a procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al varo di un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali attraverso le linee guida concordate tra Governo e parti sociali con il Protocollo del 23 luglio 2007 e indicate nei disegni di legge del PD sopra ricordati, che preveda forme di attivazione per la ricerca di impiego e per la formazione da parte dei lavoratori beneficiari delle tutele al reddito (Patto di servizio).

Per la copertura degli oneri dell’assegno mensile per i disoccupati si propone:


1. il riavvio delle politiche anti-evasione, a cominciare dalla tracciabilità dei corrispettivi, dal limite massimo dei trasferimenti in contanti e dal ripristino delle sanzioni per le imposte evase. Lo smantellamento ha portato, al netto della crisi economica, ad una perdita di gettito quantificata, in via prudenziale, sulla base dei dati contenuti nei “Conti Economici Nazionali” comunicati dall’Istat il 2 marzo scorso, in 7 miliardi di euro per il 2008.

2. l’introduzione della centrale unica per gli acquisti nelle pubbliche amministrazioni centrali e regionali (con operatività estesa agli enti locali presenti sul territorio regionale e alle società in house degli enti territoriali);

3. la ricostituzione presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze della Commissione per la spending review al fine di completare l’analisi avviata nel 2007 ed individuare i programmi di spesa da eliminare e riorganizzare, in alternativa agli iniqui, inefficienti ed inefficaci tagli lineari al centro della manovra di finanza pubblica di cui al D.L. 112/08, convertito con modificazioni nella Legge n. 133 del 2008.

4. l’utilizzo immediato delle risorse di competenza nazionale, previste nel Protocollo tra Governo, Regioni e Province autonome del 12 febbraio 2009, non impegnate nell’erogazione di trattamenti in deroga ai sensi dell’art. 19, comma 8 del D.L. 185/2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 2 del 2009.
In primo piano