24 Marzo 2009

La Conferenza programmatica provinciale

Relazione del segretario provinciale Omar Greco

In questa fase così difficile per l’economia e il mondo produttivo abbiamo ritenuto fondamentale organizzare questo evento che si configura prima di tutto come la necessità di individuare dei momenti di riflessione collettiva finalizzati ad indicare gli strumenti più idonei per contrastare una crisi che anche nel nostro territorio fa sentire i suoi effetti negativi.

Oggi cercheremo di farlo mettendo attorno ad un tavolo, nella sessione pomeridiana, le istituzioni di questa provincia, i sindacati, le categorie economiche ed il mondo bancario.

Per noi questo non è un momento celebrativo ma è un modo per mettere al servizio della comunità la funzione di guida che il nostro partito svolge su questo territorio.

Certo siamo convinti dell’utilità di questa idea e il fatto che sia proprio il PD ad organizzarla dimostra quanto il nostro partito cerchi di vivere nella società e di occuparsi dei problemi quotidiani che affliggono le imprese, i lavoratori, le famiglie.

Il carattere bipartisan dell’evento è dimostrato dalle autorevoli e qualificate adesioni che abbiamo ricevuto sia dal mondo produttivo che da quello politico e sindacale.

LA CRISI

Parto da una considerazione di carattere generale e cioè che questa crisi è stata generata dal sostanziale fallimento di un sistema economico fondato su una forma di liberismo sfrenato e senza regole e da una subordinazione dell’economia reale, quella che genera ricchezza e posti di lavoro, alla finanza.

Fenomeno che ha portato non solo la quotazione ed il valore delle imprese a livelli non reali, ma che ha anche garantito lauti compensi e dividendi a pochi manager ed elitès a discapito del buon equilibrio del sistema economico, che dovrebbe basarsi prima di tutto su una equa distribuzione delle risorse.

Il tema della disuguaglianza quindi è centrale rispetto alle dinamiche riformatrici ed alle ricette che i Governi e le istituzioni finanziarie internazionali metteranno in campo.

Intendiamoci, non si tratta di mettere in discussione i principi del libero mercato ma di attribuire al pubblico un ruolo più incisivo nella fissazione delle regole del gioco, in assenza delle quali è difficile costruire un sistema basato sulla trasparenza dei bilanci e sull’efficacia dell’azione degli organismi di controllo.

Le dinamiche finanziarie hanno pesantemente intaccato quelle produttive; ciò ha portato alla crisi di alcuni settori a partire da quello immobiliare e alle difficoltà del sistema bancario.

In presenza di un sistema così interconnesso ciò ha creato una reazione a catena che si è propagata ad altri settori produttivi e si è diffusa dagli Stati Uniti all’Europa, ed ha raggiunto anche le potenze asiatiche emergenti, la cui impetuosa crescita sembrava inarrestabile.

Ora gli effetti della crisi, la cui intensità è destinata a crescere nei prossimi mesi, stanno cominciando a farsi sentire anche sulla domanda di beni e servizi, a partire da comparti strategici come l’automobile; i dati del resto sono molto chiari.

La produzione industriale cala di quattro punti percentuali nel 2008 sul 2007, una tendenza che non si verificava da quasi vent’anni, la fase più acuta si è registrata nell’ultimo trimestre dello scorso anno con una tendenza peggiorativa nel primo trimestre di quest’anno.

Ciò sta comportando una contrazione dell’occupazione e una diminuzione del reddito disponibile delle famiglie

Naturalmente le risposte non potranno che essere globali, ma noi pensiamo che ognuno debba fare la propria parte, a partire da chi oggi ha il compito di governare e di definire una strategia di modernizzazione del sistema Paese, partendo dal sostegno ad una più moderna ed efficace politica industriale.

Abbiamo bisogno di un forte supporto alle attività produttive, di maggiori investimenti in ricerca e innovazione, innanzitutto per preparare le imprese al mercato quando il peggio sarà passato.

Dobbiamo concentrare le risorse pubbliche su grandi obiettivi e non disperderle in mille rivoli e coordinare i contributi pubblici a tutti i livelli per evitare doppioni e renderli più efficaci.

Dobbiamo creare filiere industriali che mettano insieme PMI, grandi imprese e centri di ricerca con l’obiettivo di innovare e creare nuovi prodotti e servizi.

Inoltre, va fatto uno sforzo per migliorare la risposta della Pubblica amministrazione e renderla più corrispondente alle necessità del tessuto produttivo e dei cittadini.

Garantire l’accesso al credito alle imprese, che senza liquidità non possono assicurare continuità produttiva e nuovi investimenti e allo stesso tempo alle famiglie per evitare l’eccessiva depressione dei consumi.

Ancora, attivare velocemente, a partire dagli Enti locali, le opere pubbliche, che soprattutto oggi possono svolgere un ruolo di volano per l’economia e in ultimo estendere gli ammortizzatori sociali ai precari e agli atipici, che altrimenti rischiano di ritrovarsi nudi e senza rete davanti ad una crisi così devastante.

Queste, ovviamente, sono considerazioni di carattere generale, ma che sono valide ed attuali anche per noi.

LA SITUAZIONE DELLA PROVINCIA

Passando al nostro territorio, mi sembra si possa dire che pur in una condizione di oggettiva difficoltà, il nostro comparto manifatturiero stia tenendo abbastanza bene.

E’ piuttosto naturale che le criticità più pesanti, da questo punto di vista si sentano nel monfalconese, vista l’alta intensità industriale che caratterizza quella zona.

Chiaramente l’aumento esponenziale del ricorso alla cassa integrazione non può che preoccupare e la situazione difficile di alcune aziende storiche non ci fa sicuramente dormire sonni tranquilli.

Inoltre, va ricordato che il fenomeno più evidente a cui abbiamo assistito in questi anni è la quasi scomparsa di interi comparti industriali, in primis il legno e il tessile, che progressivamente sono stati ingoiati dalla competizione internazionale.

Di fronte a questo quadro anche noi, per la parte che ci compete, siamo chiamati a dare delle risposte.

Io penso si debba ripartire aprendo una fase permanente di confronto e collaborazione tra i soggetti protagonisti delle scelte politiche ed economiche in questo territorio.

Istituzioni, partiti politici, forze economiche, sociali e sindacali devono essere protagonisti di questo nuovo processo, che deve ripartire dalla sede del Patto per lo sviluppo;

luogo dove mettere in rete idee, proposte, sinergie per contrastare la crisi riqualificare e trasformare il nostro modello produttivo.

Dobbiamo rendere questa provincia un luogo attrattivo per gli investimenti, innanzitutto per quelli ad alto valore aggiunto, puntare su una diversificazione economica più pronunciata a fronte di un’economia, quella isontina, ancora troppo legata al ruolo di Fincantieri, con tutto ciò che ne consegue rispetto alla ciclicità di quel mercato.

Si tratta poi di ripensare complessivamente un modello di sviluppo diverso rispetto a quello che ha caratterizzato questo territorio dal dopoguerra ad oggi, tutto incentrato attorno al confine e sviluppato prevalentemente sui contributi pubblici, che, in parte ha anche inibito l’attechimento e la crescita di alcuni settori ed attività.

Per fare ciò abbiamo fortemente bisogno di coltivare una nuova classe di imprenditori giovane e preparata alle sfide globali, ma soprattutto consapevole dell’enorme cambiamento storico avvenuto negli ultimi anni e delle gigantesche trasformazioni che il mercato ha subìto.

In questo senso, anche il Fondo Gorizia può svolgere ancora un ruolo di sostegno al comparto economico, diventando più selettivo ed attento nella distribuzione delle risorse;

discorso simile può essere fatto anche per la Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia, che in questa fase di difficile congiuntura dovrebbe prestare particolare attenzione nell’erogazione dei contributi alle iniziative economiche, senza per questo dimenticare le altre vocazioni.

I TERRITORI E LE INFRASTRUTTURE

Ovviamente tutto ciò va fatto continuando a valorizzare i punti di forza dei territori che compongono questa provincia.

A partire dalla città capoluogo che oggi, dopo aver visto scomparire quasi del tutto il suo comparto manifatturiero imperniato soprattutto sul tessile, è una realtà la cui economia è basata soprattutto sui servizi.

Inoltre, deve essere valorizzata anche la sua dimensione culturale, senza dimenticare che si può fare di più e meglio nell’attrazione dei finanziamenti europei finalizzati alla cooperazione transfrontaliera.

Infine, assumere la piena consapevolezza che sorgono in città due importanti infrastrutture come l’Aeroporto e la SDAG, che se sfruttate a dovere, possono sostenerne lo sviluppo.

Sembra scontato poi ricordare che la vocazione turistica di Grado deve essere coltivata, chiedendo anche maggiore attenzione ed impegno alla Regione per una realtà che per l’economia dell’isontino è assolutamente determinante.

Ancora, valorizzare l’industria vitivinicola del Collio una delle vere eccellenze di questo territorio, che assieme alle navi da crociera prodotte a Monfalcone, ci ha resi famosi nel mondo.

Un capitolo a parte deve essere dedicato alla infrastrutture;

la nostra provincia grazie all’allargamento dell’Unione europea ha ritrovato una nuova centralità geopolitica che la storia e gli avvenimenti internazionali le avevano tolto.

Ora se c’è un fattore su cui noi possiamo puntare per garantire un futuro di crescita economica al nostro territorio è proprio la logistica.

Siamo una provincia piccola dal punto di vista dell’estensione territoriale e il numero di abitanti (140.000) è pari a quello di un quartiere di una qualsiasi grande città europea.

Siamo però un territorio ricco di infrastrutture, che per questo paga anche un prezzo in termini ambientali e di qualità della vita non trascurabile.

Per sfruttare quindi questa ritrovata centralità ed evitare l’emarginazione economica dobbiamo ottenere il massimo dalle infrastrutture insediate, sapendo che il solo fatto di averle non ci mette al riparo dai rischi di declino.

Dobbiamo venderci sul mercato come un vero e proprio sistema territoriale capace di integrare le aree ed i servizi portuali presenti a Monfalcone con le strutture di stoccaggio e di distribuzione merci dell’autoporto di Gorizia, ma anche, ad esempio, dell’Interporto di Cervignano, potenziando i collegamenti stradali e ferroviari tra le stesse.

L’ambizione è quella di proporre quella piattaforma a sistema unico di offerta che guardi ben oltre i confini regionali in termini di attrattività commerciale.

Per fare ciò è fondamentale integrare ed aggregare i singoli poli sul versante dell’operatività e metterli così in condizione di proporsi assieme sul mercato.

In particolare per la SDAG ciò significa puntare a migliorare l’attuale offerta del terminal, grazie a nuovi investimenti volti a valorizzare i servizi logistici, anche cercando una sinergia tra il settore pubblico e quello privato.

Significa connettere la piattaforma con la portualità e sfruttarla come area di retrobanchina, vista anche la contiguità con l’autostrada.

Modernizzare le strutture più obsolete ed attivare la costruzione di nuovi spazi e magazzini; implementare l’offerta nello stoccaggio delle merci e infine, visto che il confine non c’è più, valorizzare i servizi alla sosta e alle persone.

A questo si lega il ragionamento sul Porto di Monfalcone, una realtà strategica per l’economia isontina che ha saputo crescere in questi anni e ricavarsi uno spazio ed un peso non banale.

La diversificazione del nostro sistema produttivo è passata anche dalla crescita di Portorosega, che in questa fase, naturalmente, risente della frenata dell’economia, ma che comunque in questi anni si è attestato stabilmente su un volume di movimentazione delle merci molto importante, più o meno sulle quattro milioni di tonnellate annue.

Poco tempo fa la storica Compagnia portuale, che ha avuto il grande merito di portare il nostro Porto dove oggi si trova, è stata acquisita da un grande soggetto privato leader nel settore.

Penso che questa occasione possa essere sfruttata positivamente, visto che il nuovo assetto può favorire una crescita operativa ulteriore ed una più stretta integrazione con altre piattaforme logistiche regionali.

Allo stesso modo, credo sia fondamentale la conclusione dell’iter che ha trasferito le competenze sul demanio marittimo dallo Stato alla Regione;

e arrivati a questo punto, mi pare evidente che il nodo futuro da sciogliere per Portorosega sia innanzitutto la forma di governance verso la quale tendere, poichè la nuova competenza in capo alla Regione cambia la sua prospettiva di sviluppo.

Su questo sono convinto sia importante mantenere la sua autonomia operativa e gestionale e quindi debba essere rigettata ogni ipotesi di inclusione dello stesso sotto l’Autorità portuale di Trieste.

Questa soluzione rischia di rappresentare un passo indietro nel suo processo di crescita e sviluppo.

Naturalmente autonomia non vuol dire solitudine, per cui sarà inevitabile e saggio ricercare almeno con i Porti della nostra Regione, da Trieste a Porto Nogaro, forme di alleanza ed integrazione più avanzate delle attuali;

tenendo conto sia dell’evoluzione legislativa in materia portuale che della necessità di mantenere un certo grado di concorrenzialità pur in presenza, come dicevo, delle necessarie sinergie.

Infine, l’Aeroporto di Ronchi dei Legionari, che pur essendo cresciuto in questi ultimi anni ed avendo ottenuto finalmente la concessione quarantennale, non è mai riuscito ad esprimere fino in fondo le proprie potenzialità.

La struttura, come è noto, è sovradimensionata rispetto ai traffici attuali, quindi ci sono ancora margini in termini di spazio da poter utilizzare e sviluppare.

Anche qui si impone una profonda riflessione sulla conduzione oggi esercitata dalla società di gestione, partecipata dal Consorzio per l’Aeroporto e dalla Regione.

Soprattutto il ruolo del Consorzio deve essere oggetto di analisi, vista la parcellizzazione delle quote di partecipazione e la composizione dell’attuale management.

Oggi il suo ruolo e la sua funzione storica può considerarsi esaurita e sembra arrivato il momento di creare le condizioni per affidare ad una solo ente la sua guida e il suo rilancio.

Rimane strategico poi aprire la compagine sociale all’ingresso di un soggetto privato, ovviamente con una quota di minoranza.

Un partner industriale che garantisca investimenti e nuove strategie di crescita.

A quel punto diverrà naturale aprire un serio confronto per definire forme di collaborazione con altri scali; a partire dagli Aeroporti veneti, ma senza dimenticare l’opportunità che ci può offrire Lubiana.

LE MULTIUTILITIES

Come ultimo spunto alla platea vorrei brevemente toccare anche il tema delle multiutilies.

Sarebbe sbagliato infatti, sottovalutare l’impatto economico che queste realtà hanno sia in termini di fatturato che occupazionale.

Gli azionisti sono in larga misura le istituzioni di questa provincia e quindi i cittadini a cui i servizi vengono erogati.

Se per APT il percorso è fortemente condizionato dalla normativa regionale e per IRIS ACQUA la realizzazione dell’ATO ha definito un quadro di gestione del Ciclo integrato dell’acqua piuttosto chiaro, diverso è il discorso per IRIS e le sue controllate.

Il percorso seguito in questi mesi è stato lungo ed approfondito.

Abbiamo condiviso la scelta effettuata dall’Assemblea dei Soci di IRIS di alienare il ramo GAS, perché ritenuto non più strategico in ragione delle dinamiche di mercato di quel settore che sta scivolando verso masse critiche sempre più imponenti.

La conseguenza di questo processo è che la nostra dimensione era diventata ormai largamente insufficiente a garantire tariffe competitive, vista l’impossibilità di contrattare alla fonte il prezzo del gas.

La scelta è stata fatta proprio per evitare di penalizzare i cittadini/utenti.

Intendiamoci, non si è trattato di fare cassa, ma piuttosto di dismettere settori né strategici né economicamente rilevanti per i cittadini e reinvestire in quelli più essenziali, come ad esempio acqua ed ambiente.

Ora, sono convinto che il tema centrale per noi oggi sia quello di affrontare un dibattito serio e consapevole sul futuro del settore ambiente.

Il punto fermo da cui partire è la scelta irreversibile della differenziazione del rifiuto, fatta innanzitutto per ragioni ambientali.

Possiamo dire con orgoglio che il merito dei risultati raggiunti in termini di riciclo in questi anni è frutto della grande determinazione del centrosinistra.

Nonostante i profeti di sciagura e l’impatto mediatico dei giornali che hanno cavalcato il tema per molti mesi, su questo punto oggi ci ritroviamo ad essere all’avanguardia rispetto a tutte le altre province di questa Regione, avendo raggiunto una percentuale di riciclo che ha ormai superato il 60%.

Siamo diventati un modello positivo da osservare e seguire.

Naturalmente grande merito va anche ai cittadini che con grande senso civico, dopo aver superato una prima fase di difficile adattamento al sistema e di terrorismo psicologico, hanno capito l’importanza della battaglia, prima di tutto culturale, che si stava giocando.

Oggi il sistema Porta a Porta è un punto d’eccellenza di questo territorio da cui non abbiamo intenzione di tornare indietro.

Da questo punto fermo potranno essere valutate in futuro anche ipotesi di alleanze, innanzitutto con aziende che possano aiutarci a chiudere il Ciclo del rifiuto.

Sappiamo di essere piccoli ma anche determinati ad impedire che sul settore ambiente il territorio perda ogni forma di controllo.

Proprio perché il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti incide fortemente sulla vita quotidiana delle persone, noi pensiamo debba continuare ad avere un presidio locale e ci muoveremo tenendo conto di questa necessità.

Considerate queste riflessioni come un contributo che il Partito Democratico ha voluto dare ai vari soggetti che si confronteranno questo pomeriggio nella tavola rotonda che abbiamo previsto.

Omar Greco

Segretario provinciale Partito Democratico

In primo piano