Vergarolla: fu ecatombe pianificata freddamente
SERRACCHIANI: MACCHIA INDELEBILE, RICONOSCIAMO UNO DEI VOLTI DEL MALE
Signor presidente, onorevoli colleghi,
Mi sento onorata e coinvolta in modo speciale nel commemorare in quest’aula il tremendo scoppio di mine avvenuto il 18 agosto 1946 sulla spiaggia istriana di Vergarolla a Pola, che ferì centinaia di persone e costò la vita ad una settantina di persone, per lo più giovani, che con migliaia di italiani assistevano a un evento sportivo della società ‘Pietas Julia’.
Un grazie va al presidente Mattarella per l’attenzione dedicata ai drammi dell’esodo giuliano-dalmata e per l’opera di pacificazione svolta nel rispetto delle memorie. Lo testimoniano anche le medaglie consegnate alla nipote di Geppino Micheletti, il medico che si prodigò per i feriti della strage in cui erano morti i suoi stessi figli. Va riconosciuto e sostenuto il prezioso lavoro di quanti continuano a cercare la verità, su questa e altre stragi che hanno colpito i nostri concittadini, lungo la storia della Repubblica. E lodevole è stato il lavoro della Comunità degli Italiani di Pola che organizza le cerimonie, cui da due anni partecipano anche le autorità croate.
Un punto fermo rimane: quell’ecatombe fu freddamente pianificata e le vittime furono italiane. Da quel momento in poi per moltissimi cominciò la fuga, l’abbandono delle case e l’esodo.
Le drammatiche immagini che documentano quella eradicazione e quello strazio. appartengono all’animo e al vissuto degli esuli, che l’hanno conservata per decenni, dapprima quasi di nascosto per pudore o timore. Poi è riemersa dalle famiglie e dalle associazioni come un fiume carsico. Il dolore non si era mai spento, talvolta è divenuto rabbia, per il senso di abbandono e di incomprensione che ha lungamente circondato quei fatti e altri crimini ormai acclarati.
Indelebile è la macchia di un delitto mai giudicato da alcuna autorità, di cui mai è stato accertato il numero esatto dei morti e dei feriti, gli autori, i mandanti e le finalità.
Verso quei morti innocenti abbiamo ancora un debito morale, che possiamo tentare di estinguere soltanto con la pratica attiva del ricordo, della condivisione del dolore, della ricerca della verità, della pacificazione anche con noi stessi.
Ripenso agli anni addietro in cui, anche in ruoli istituzionali, ricordai le vittime di quella tragica spiaggia.
Con tutto il sentimento di cordoglio che sempre mi ha attraversato, tuttavia mi sono sforzata di rivolgere lo sguardo al futuro, convinta che quell’orrore fosse finalmente consegnato alla storia e che i tempi a venire sarebbero stati sotto il segno di una migliore comprensione. Invece intolleranza e guerra infuriano, altre popolazioni sono cacciate dalle loro terre, inseguite fin nelle loro case, uccise.
La rievocazione non basta. Nulla si “supera”. Dobbiamo invece cogliere l’esempio, patito nella carne e nel sangue di quei nostri compatrioti, di ciò che non deve essere più.
Perché quella strage è stata forse uno dei peggiori episodi di un più grande bagno di sangue durato anni. Una propaggine della seconda guerra mondiale, il prodromo della guerra cosiddetta fredda, di uno scontro tra mondi e visioni del mondo, anche tra interessi vili.
Ripenso alla strage dei bambini del bombardamento di Gorla, alla stazione di Bologna, al mercato di Sarajevo, al massacro di Bucha o al terrore tecnologico dei safari umani a Kherson, al macello di Gaza.
Non capiremo nulla della profondità della ferita subita dal corpo vivo della Nazione se non facessimo nostro, con il dolore e il rimpianto, anche il monito durissimo che si leva dalla spiaggia di Pola. Se non capiremo che Vergarolla è uno dei volti del male.
Intervento alla Camera dei Deputati, nell’ambito della Commemorazione delle vittime della strage di Vergarolla