10 Agosto 2026

L’economia e le metamorfosi della società

UN’ANALISI DELL’URBANISTA E RICERCATORE MAURIZIO IONICO

La società e l’economia regionali sono asimmetriche e sotto pressione. È una condizione cui siamo destinato a convivere con un’inflazione che corre più dei salari, che sono in diminuzione del 5,8% (Istat), una domanda interna debole e la forte esposizione ai mercati globali.

Per immaginare un futuro di fiducia per le nostre società ed economie è tempo di spostare il baricentro del racconto su come sinora sono stati utilizzate le risorse pubbliche.

Si tratta di passare da “abbiamo investito molto a favore del Friuli Venezia Giulia” a chiedersi “cosa abbiamo generato?” e “quali effetti moltiplicatori siamo riusciti ad attivare?” sino a riflettere su “quali impatti determinati dai fenomeni strutturali siamo riusciti ad anticipare?”. Ci si è illusi che i soldi erogati a territori ed imprese e lo storytelling fossero condizioni sufficienti per ricomporre la mancanza di fiducia nel futuro e le faglie, a volte sotterranee altre più visibili, sociali ed economiche. Questo atteggiamento si è consolidato in questi anni e non ha portato a compimento l’equità (indagine ASviS), a superare quei “rancori silenziosi dei perdenti” nei confronti di chi ce la fa, o di quanti ce l’hanno fatta, e non ha permesso di ricucire le numerose cesure della struttura produttiva e del lavoro (ricerche diverse).

Le domande stringenti implicano una responsabilità istituzionale più matura e capacità di visione che oltrepassi in primo luogo i cicli di mandato. Servono invece una condivisa infrastruttura cognitiva che permetta di alimentare un necessario dibattito pubblico e la disponibilità di nuove lenti per leggere meglio ed in controluce i fenomeni che ci attraversano. Non può essere altrimenti. Siamo destinati a convivere con continue transizioni e con metamorfosi senza soluzione di continuità e con avversità che affaticano famiglie, lavoratori ed imprenditori. Demografia, società longeva, ragazze e ragazzi, clima, energia, tecnologie ed innovazioni, migrazioni stanno mettendo in discussione i tradizionali approcci e le politiche pubbliche e impongono una disponibilità delle parti (istituzioni, partiti, rappresentanze degli interessi) a dotarsi, appunto, di consapevolezze e valutazioni comuni su cosa riservano i futuri.

La crisi demografica si è dimostrato un fenomeno che ha strappato i tradizionali legami tra comunità, cultura del lavoro e manifatture saldandoli con la mancata ricomposizione delle “radici spezzate” dovuta al perdurare della fuga dei giovani dal Friuli Venezia Giulia. La combinazione tra debolezza del mercato interno, riduzione della platea di consumatori e modesto ricambio generazionale ha influito sulla scomparsa di artigiani e di una parte rilevante delle economie di prossimità offrendo una inedita immagine dei nostri paesi costituita ormai da diffusi “vuoti urbani” e dal diffondersi della “povertà urbana”. Geoeconomia, velocità delle trasformazioni e la frantumata struttura della produzione hanno inciso sull’evoluzione delle imprese in termini di innovazione e filiere, sulla nascita di nuovi imprenditori e specializzazioni produttive dando vita ad un sistema asimmetrico e denso di cesure. Si ha a che fare contemporaneamente con la crisi di imprese (oltre 50 sul territorio regionale), distretti e filiere produttive (legno) e di global company (Electrolux) e, dall’altra parte, con la vitalità di comunità intraprendenti, di aziende capaci sia di produrre posti di lavoro, innovare e stare nel mondo (in primo luogo grazie all’1% del patrimonio produttivo regionale) e sia di svolgere una funzione di “nodo” in grado di aggregare soggetti e elevare le proprie capacità di progettazione e realizzazione (piccole imprese dinamiche), e con filiere che partecipano alle “nicchie tecnologiche” globali (Comet).

Esaltarsi per un+ 0,4% del Pil del Friuli Venezia Giulia senza chiedersi su quali fattori abbiano inciso e cosa abbiano generato i 29 mld di investimenti promossi dalla Regione negli ultimi quattro anni non appare un atteggiamento virtuoso. Senza domandarsi se e in quali termini si è avviato il ciclo di riproduzione di risorse (umane e giovani, del lavoro e produzione, della conoscenza, territoriali e idriche), se per tutte le fasce è aumentato il reddito pro-capite, se si è diffusa o meno la qualità del lavoro nei vari settori dell’economia, se sono aumentate o no le capacità di competizione con i sistemi a noi vicini (Carinzia, Lubiana, Emilia-Romagna). La somma delle risorse erogate ai singoli soggetti non alimenta una dinamica macroeconomica e non contribuisce alla creazione di valore durevole e, in definitiva, a ricomporre faglie e cesure.

Nel vortice di metamorfosi ed avversità, le asimmetrie sollecitano a disporre di una visione sufficientemente definita, e condivisa dalle parti, dotate di politiche sistemiche, a partire da quelle industriali e dell’innovazione, e dalla territorializzazione degli strumenti di intervento fino alla stipula di alleanze e cooperazione territoriale quali fattori abilitanti per la coesione e l’affermazione di comunità. Vi sono almeno 3 processi di collaborazione alle diverse scale che i soggetti viventi sono chiamati ad attivare ed estendere.

Le Regioni del nord, cui è importante partecipi anche il Friuli Venezia Giulia che può mettere a disposizione di questo progetto il suo essere spazio di interconnessione tra l’Europa ed il Mediterraneo, hanno la responsabilità di dotarsi di una visione comune e di individuare strumenti che permettano l’adeguamento della struttura produttiva e al sistema di elevare le capacità di concorrenza nella competizione globale. Si tratta di andare oltre alla “cabina di regia” per giungere a considerare il nord città-regione globale utile allo sviluppo del Paese, all’interno di una cornice federalista, e delle nostre stesse comunità economiche.

Si tratta di consolidare ed ampliare l’azione di Ditedi, Distretto friulano delle tecnologie digitali, dopo che ha stipulato un positivo accordo di collaborazione con AT Styria al fine di connettere le catene del valore dell’innovazione ed accelerare la trasformazione industriale supportando l’attività delle Pmi. È un atto di valore che rap presenta un contributo per creare finalmente un strutturato ecosistema regionale della produzione e della big data e Ai community.

Istituzioni, agenzie di sviluppo locale, organizzazioni territoriali sono chiamati ulteriormente ad autorganizzarsi attivando nuove forme di “welfare territoriale”. Il welfare non va considerato quale strumento eminentemente di tenuta della società ma va ritenuto, a tutti gli effetti, risorsa strategica e motore di sviluppo locale. La cooperazione e scambio reciproco tra soggetti (pubblici, privati, del terzo settore) del Friuli centrale nella realizzazione di un ampio progetto di “welfare territoriale” permette di orientare le risorse finanziarie (crediti, benefit) erogati dalle aziende ai dipendenti verso i negozi diffusi e le economie di prossimità, come insegna la stessa esperienza del Nip di Maniago. La filiera tripartita (imprese, lavoratori, prossimità) favorisce l’equilibrio sociale e la redistribuzione del reddito creando valore diffuso in un territorio dove convivono un robusto contesto urbano, manifattura ed un radicato sistema di fornitura di beni e servizi.

Messaggero Veneto, 10 agosto 2026

In primo piano