29 Aprile 2026

Giustizia: riannodare i fili del dialogo

INTERVENTO DI ORLANDO E SERRACCHIANI SUL SOLE 24 ORE

“I sostenitori della separazione delle carriere hanno aperto la campagna referendaria come se fossero in gioco le garanzie e il processo accusatorio, virando su una crociata contro la magistratura. Si è partiti prendendo di mira le patologie del processo e dell’esercizio dell’azione penale, per arrivare a mettere sotto accusa tutto l’ordine giudiziario. La campagna referendaria rischia di lasciarsi dietro le scorie di una reazione corporativa di parti consistenti della magistratura, perché la vittoria della Costituzione non può essere letta solo attraverso la rottura di un accerchiamento di fatto dell’ordine giudiziario. Sbaglierebbe la magistratura se vedesse nel risultato referendario una automatica rilegittimazione del suo ruolo, perche’ è altrettanto vero che vi e’ un clima di sfiducia crescente dell’opinione pubblica nei suoi confronti. E’ dunque urgente e necessario riprendere una discussione seria sul funzionamento della giustizia e il filo del dialogo tra tutte le componenti della giurisdizione, impedendo che i solchi scavati in queste settimane si approfondiscano e perdurino. Spetta alla politica far scattare questo innesco.E’ realistico pensare che poco o nulla possano ormai fare su questo terreno Governo e ministero, come si sta dimostrando peraltro in questi giorni”.
“Un ruolo può e deve essere svolto da subito dalle opposizioni, definendo così un capitolo costitutivo del progetto di alternativa al governo della destra, aiutando a ripristinare un clima di confronto e di fiducia di dialogo tra tutte le componenti della giurisdizione, nessuna esclusa, magistratura ordinaria e onoraria, avvocatura, amministrativi, una condizione essenziale per garantire il funzionamento quotidiano dei tribunali e della giustizia. Vanno affrontati l’organizzazione e gli interventi sulle dotazioni organiche, il tema del ripristino, almeno in parte, dell’attività in presenza nel giudizio civile. E poi i tempi e i costi del processo penale e civile, insostenibili per un comune cittadino. Occorre agire sull’emergenza degli istituti penitenziari, con norme che consentano di abbattere il sovraffollamento, rendere più dignitose le condizioni di vita e di lavoro, implementare le aree trattamentali, investire sulle misure alternative alla pena, affrontare il tema del disagio psichico e delle dipendenze dei detenuti, nonché della sanità penitenziaria. Vanno risolti i problemi emersi nell’attuazione del processo penale telematico e rivista la norma che demanda al collegio l’adozione della custodia cautelare in carcere, che paralizza molti degli uffici giudiziari. Questi alcuni degli interventi più urgenti. In ogni caso è bene che la discussione parta da un principio condiviso, ovvero la ricerca del consenso più ampio come condizione per gli interventi a venire anche quelli con legge ordinaria, gli unici realisticamente prevedibili e forse auspicabili. Bisogna fermare la frenesia legislativa e individuare percorsi condivisi, verificando gli impatti normativi. In questi anni si sono modificate leggi prima ancora che avessero prodotto effetti. Insomma, occorre una tregua ma non uno stallo. Perché è vero che la destra ha cercato di applicare una cura assai peggiore del male, ma è altrettanto vero che i problemi esistono e devono essere affrontati. Insieme”.

Lo scrivono l’ex ministro della Giustizia ed esponente Pd, Andrea Orlando, e la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, in un articolo pubblicato dal quotidiano Il Sole 24 Ore il 29 aprile 2026..

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