Scuola: Governo taglia e Giunta Fedriga mette toppe
CONTI: ALLA REGIONE E’ ‘CONCESSO’ DI SPENDERE AL POSTO DELLO STATO
“La Giunta regionale dovrebbe pretendere dal Governo il blocco dei tagli agli organici statali e l’adeguamento delle risorse ordinarie ai bisogni del territorio. Presentare come una vittoria storica una norma che autorizza la Regione ad autofinanziare le carenze create dal Ministero capovolge il senso dell’autonomia speciale: non è autogoverno dei servizi, ma acquiescenza politica verso tagli nazionali scaricati interamente sui bilanci regionali. Una regione autonoma non mette le toppe a spese dei propri cittadini, ma fa valere le ragioni della specialità, dimostra autorevolezza e denuncia le inadempienze dello stato Centrale, chiunque sieda a Palazzo Chigi”. Lo afferma la segretaria regionale Pd Fvg Caterina Conti, in merito alle dichiarazioni della assessora regionale al Lavoro e Istruzione Alessia Rosolen sull’impiego di risorse regionale per la scuola.
“Mentre a livello nazionale – annota Conti – la manovra governativa programma tagli drastici all’organico di quasi 5 mila docenti e oltre 2 mila ATA a regime – osserva Conti – la Giunta Fedriga accetta la contrazione senza alcuna opposizione istituzionale o politica al Governo Meloni. Si determina una distorsione per cui le risorse dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia vengono impiegate per coprire fabbisogni ordinari e strutturali dello Stato, sollevando il Ministero dell’Istruzione dalle proprie responsabilità senza che la Regione acquisisca margini effettivi di indirizzo”.
Per la segretaria dem “il decreto sbandierato dalla Giunta regionale non conferisce alcuna reale potestà legislativa o programmatoria: non trasferisce la titolarità dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR), non attribuisce la gestione degli organici di diritto e non assegna leve dirette sui criteri di formazione delle classi. In compenso ‘concede’ alla Regione il permesso di spendere fondi propri per tamponare i vuoti lasciati dall’amministrazione statale. Si racconta come un traguardo di autogoverno quello che, alla prova dei fatti e del quadro normativo, si configura come un meccanismo di pura supplenza finanziaria a favore dello Stato”.
“L’autonomia statutaria – segnala l’esponente del Pd – richiede che a ogni funzione trasferita corrispondano adeguate risorse finanziarie e umane trasferite dallo Stato, come abbiamo già richiamato sul fronte della riforma dei beni culturali: le scorciatoie con cui la Regione stanzia integrazioni d’urgenza rischiano di diventare, di fatto, limitazioni alla nostra autonomia di spesa”.