Balcani: morte Mladić riapre ferite e alimenta simbolismi
LENARDUZZI: PERCORSO CHIARO DI ADESIONE A UE DI PAESI CANDIDATI
“La morte di Ratko Mladić riporta alla luce le ferite aperte delle guerre nella ex Jugoslavia e torna a sottolineare la labilissima precarietà degli equilibri successivi agli Accordi di Dayton. La memoria irrisolta dei crimini di guerra cova sotto ceneri con rischi enormi in un clima internazionale sempre più propenso ad allargare conflitti già in atto. E mentre quei massacri interrogano ancora il tempo passato senza produrre soluzioni nei Balcani torna a farsi sentire una cupa retorica identitaria, non difficile da riconoscere per noi che siamo stati segnati dalla frontiera orientale”. Lo dichiara il presidente dell’assemblea del Pd Fvg Franco Lenarduzzi, riflettendo in occasione della morte in carcere all’Aja dell’ex comandante serbo-bosniaco Ratko Mladic, condannato all’ergastolo per genocodio, crimini di guerra e contro l’umanità.
Lenarduzzi ammonisce a guardarsi da chi “attorno alla figura di Mladić cerca di ricostruire narrazioni o alimentare simboli” rilevando che “le tensioni etniche, le fragilità istituzionali e la presenza di leadership che alimentano i nazionalismi, continuano a rendere i Balcani una delle aree più delicate del continente europeo”. E dunque, ragiona l’esponente dem “l’Europa non può permettersi l’assenza di un percorso chiaro di adesione all’UE dei Paesi a lungo candidati”.
Per il Friuli Venezia Giulia, osserva Lenarduzzi “questa prospettiva è un’opportunità concreta di stabilità e sicurezza che avrebbe effetti positivi sulla sicurezza e sulla cooperazione transfrontaliera. Darebbe sicuro rafforzamento dei corridoi economici e logistici, dal porto di Trieste alle reti infrastrutturali che collegano l’Adriatico al Centro Europa”.
Foto: Ratko Mladić, 1993 / © Northfoto/Shutterstock.com / Encyclopædia Britannica