20 Luglio 2026

Udine: costruire la sicurezza

RIFLESSIONE DI LUCA BRAIDOTTI

Il segretario del Pd provinciale di Udine Luca Braidotti interviene dopo la presa di posizione dell’ex rettore dell’Università di Udine Roberto Pinton sul degrado in via Marsala

L’intera città ha da guadagnarci se, come in sostanza dice Pinton, ogni parte di essa è ben popolata, sicura e servita allo stesso modo. Purtroppo la ‘bacchetta magica’ per farlo accadere non esiste. Dopo tanti anni di governo lo riconosce perfino Fedriga. Tra i bisogni e le soluzioni c’è lo spazio politico per un impegno comune da parte di tutte le istituzioni che consenta di mettere in campo dei progetti di ricucitura delle ferite urbanistiche della città e di recupero delle sue aree più degradate.

Franco Gabrielli ha evidenziato, dall’alto della sua esperienza di capo della polizia e non solo, che “la sicurezza non si impone, si costruisce”. Partire dal recupero delle aree degradate è un buon modo per farlo. In questo senso il primo lotto di Borgo Stazione è un intervento significativo. Ma coinvolgere estensivamente i Comuni nella sfida è l’unico modo affinché questa particolare ricostruzione’ sia possibile e realizzabile.

L’ex rettore Pinton ha autorevolmente citato lo spirito della ricostruzione dal terremoto invocando una stagione della riqualificazione. È un esempio calzante se si considera una delle lezioni principali del terremoto: il ruolo dei sindaci come commissari delegati.

Fu un modello di applicazione concreta del principio di sussidiarietà idealmente già presente nella nostra Costituzione e oggi declinato all’art. 118 ove si indica nei Comuni il nucleo da cui partire nell’attribuzione in via prioritaria delle funzioni amministrative. Lo si motiva perché sono i Comuni gli enti più prossimi ai cittadini, quelli a cui si è soliti attribuire responsabilità che vanno anche oltre le loro possibilità.

Ma negli ultimi anni non è stato questo il trend. Le autonomie locali non hanno avuto una reale libertà di intervento nel risanare le proprie comunità. Un ente sovraordinato come la Regione, ricca di risorse e di entrate tributarie, ha preferito decidere in maniera autonoma e centralizzata quali fossero le priorità da affrontare.

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