Province: non funziona l‘operazione nostalgia’
A CODROIPO DIBATTITO “NUOVE PROVINCE, RITORNO AL PASSATO” CON CELOTTI, COEN, FABBRO
“Crisi demografica, nuovi modelli di sviluppo, transizione energetica e digitale, innovazione del sistema di welfare per famiglie e anziani, sfide che non si risolvono con operazioni nostalgia. Qualsiasi riassetto del sistema istituzionale di questa regione deve rispondere alle sfide del presente”. E’ la base del ragionamento che ha proposto ieri sera a Codroipo (Udine) la consigliera regionale del Pd Manuela Celotti, intervenendo al dibattito organizzato dai dem locali su “Nuove Province: ritorno al passato”. Moderati e stimolati dalla vice caporedattore del Messaggero Veneto Anna Buttazzoni, si sono alternate a Celotti le voci del professore associato di Diritto amministrativo all’Università di Udine Leopoldo Coen e il presidente dell’Associazione per la Terza Ricostruzione Sandro Fabbro. Il docente dell’ateneo friulano è risalito alle modifiche fatte dal Parlamento al testo dello Statuto per evidenziare che vi si usa l’espressione “area vasta” e mai “provincia”. Da qui ne discenderebbe che “l’ente di area vasta deve necessariamente coinvolgere i sindaci dei comuni partecipanti e quindi la governance non può che essere di secondo grado”. Di più, ha osservato Coen “se lo scopo è attribuire alla provincia le funzioni che i comuni non riescono a svolgere, allora la soluzione migliore era operare sugli EDR, definendone meglio le competenze e dotandole di personale adeguato”. Retorica la domanda che ne risulta: “che senso ha prevedere l’elezione diretta degli organi di governo delle province?”. Un interrogativo cui risponde indirettamente Sandro Fabbro, quando giudica che il ddl per le province va interpretato “essenzialmente come un progetto elettorale”, precisando che “non è un progetto non c’è un disegno politico-amministrativo, né tantomeno istituzionale o strutturale”. L’obiettivo, per l’esponente della Terza Ricostruzione, sarebbe “andare prima possibile alle elezioni delle province, toccando il meno possibile”, per evitare il referendum. infatti più si incide, è l’analisi di Fabbro, più si ricade nella prescrizione che, in caso di modifica costituzionale allo Statuto regionale, prevede l’intesa delle popolazioni interessate”.