Vannacci e lo sport ‘virile’
“IL RUMORE DELLE PROVOCAZIONI E IL SILENZIO DELLE IDEE”, DI LUCIA GIURISSA
C’è un paradosso ricorrente nella comunicazione politica contemporanea: quanto più una forza politica dichiara di voler parlare del futuro, tanto più spesso si ritrova a discutere del passato. Non necessariamente perché quel passato costituisca il cuore del suo programma, ma perché i riferimenti simbolici, le allusioni storiche e le polemiche identitarie continuano a garantire un’attenzione che le proposte concrete faticano a ottenere.
È una dinamica ormai ben nota. Un richiamo storico controverso, uno slogan ambiguo, una dichiarazione destinata a dividere l’opinione pubblica: elementi che generano immediatamente indignazione, repliche, controrepliche e una quantità di visibilità difficilmente raggiungibile con un ragionamento articolato su economia, lavoro o servizi pubblici. La conseguenza è che il dibattito si sposta progressivamente dal terreno delle soluzioni a quello delle reazioni. Non si discute più di ciò che si vuole costruire, ma di ciò che si è detto. Non del futuro, ma delle polemiche del presente.
Il generale Vannacci è il leader di Futuro Nazionale ma pesca sempre nell’armamentario nostalgico del Ventennio per far scandalo e alimentare la vertigine di indignazione che accompagna ogni sua dichiarazione; inoltre è evidente che, dopo aver attaccato in modo grossolano la delicatissima questione del femminicidio, il generale doveva trovare una strada per banalizzare in modo volgare in un colpo solo lo sport e le manifestazioni del Pride, facendosi promotore di nauseanti stereotipi abilisti e eteronormativi. In questo contesto avvelenato dal chiasso mediatico, anche lo sport rischia di trasformarsi da esperienza collettiva a strumento simbolico al servizio di un’ideologia suprematista.
Possiamo dirlo noi del Pd a buon diritto, che abbiamo accompagnato l’ingresso dello sport in Costituzione, all’Articolo 33, stabilendo che: “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”
Insomma, lo sport rappresenta certamente disciplina, impegno e benessere psicofisico, ma la sua forza risiede soprattutto nella capacità di includere differenze fisiche, anagrafiche e sociali all’interno di una cornice positiva di crescita. Ridurlo a una misura del valore delle persone significa attribuirgli un significato che non gli appartiene affatto. Focalizzarsi sulla competizione, sulla prestanza fisica e sul vigore maschile, e contrapporre a questo la partecipazione ai Pride è davvero un’operazione subdola e meschina che offende qualunque persona di buon senso.
Le società democratiche si fondano infatti su un principio semplice: il merito civico non coincide con la prestazione atletica. Le capacità richieste a chi esercita funzioni pubbliche riguardano competenza, responsabilità, equilibrio e visione. Qualità che non si misurano con un cronometro, una corsa o una prova di resistenza. Allo stesso modo, le manifestazioni pubbliche che esprimono identità, appartenenze o rivendicazioni sociali possono essere oggetto di critica, ma difficilmente possono essere ridotte a caricature. Quando il confronto pubblico si affida agli stereotipi, il risultato è quasi sempre un impoverimento del dibattito. Le persone diventano categorie; le esperienze diventano etichette; la complessità lascia spazio alla semplificazione.
Il problema, in fondo, non riguarda un singolo protagonista della scena pubblica. Riguarda una cultura politica sempre più attratta dalla capacità di suscitare reazioni immediate. La provocazione diventa fine a sé stessa. Il clamore sostituisce il confronto. L’attenzione vale più dell’approfondimento.
Eppure una democrazia matura dovrebbe pretendere qualcosa di diverso. Dovrebbe chiedere ai suoi protagonisti meno scandali costruiti e più idee verificabili. Meno simboli da evocare e più progetti da discutere. Meno indignazione automatica e più argomentazioni.
Il futuro, quello vero, non si costruisce attraverso le polemiche che durano un giorno. Si costruisce attraverso le idee capaci di resistere al tempo. Facciamo attenzione, perché col tempo e l’abitudine anche una lunga sequela di polemiche rischia di somigliare a un’idea.